Il primo fu Paolo VI

IL PAPA ALL’ONU

C’è grande attesa per il viaggio apostolico di Benedetto XVI negli Stati Uniti d’America (15-21 aprile). Uno dei momenti clou di questo appuntamento sarà la visita, il 18 aprile, al Palazzo di Vetro dell’Onu su invito del segretario generale, il sudcoreano Ban Ki-moon. Sarà la quarta volta che un Papa parlerà all’assemblea delle Nazioni Unite. Prima di lui Paolo VI e Giovanni Paolo II. Abbiamo ripercorso storicamente le precedenti visite con alcuni stralci dei discorsi tenuti dai due Pontefici (i testi integrali sono disponibili nell'”Archivio dei Papi” di www.vatican.va).

4 ottobre 1965. È Paolo VI il primo Papa a visitare l’Onu. È il 4 ottobre 1965. In quegli anni la guerra del Vietnam è in pieno svolgimento. Il mondo si presenta diviso in due blocchi contrapposti: Stati Uniti e Unione Sovietica. A Roma si sta per concludere il Concilio Vaticano II (7 dicembre 1965), rappresentato nel corso della visita del Papa all’Organizzazione da una delegazione di cardinali. Il Papa viene invitato all’Onu dal segretario generale, il birmano Maha Thray Sithu U Thant, e viene accolto e presentato all’assemblea dal presidente di turno, l’italiano Amintore Fanfani. Paolo VI inizia il suo discorso fugando ogni dubbio sulla sua presenza: “Voi avete davanti un uomo come voi; egli è vostro fratello… Egli non ha alcuna potenza temporale, né alcuna ambizione di competere con voi”. Due sono le note che attraversano l’intervento del Papa: l’afflato missionario (“…voi conoscete la Nostra missione; siamo portatori d’un messaggio per tutta l’umanità”) e la volontà di “fare nostra la voce dei poveri, dei diseredati, dei sofferenti, degli anelanti alla giustizia, alla dignità della vita, alla libertà, al benessere e al progresso”. In questo contesto, s’inserisce l’invito del Papa a costruire “la pace totale”. Invito da cui sgorga l’esclamazione: “Non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!”. Nelle parole di Paolo VI non mancano riferimenti “all’uguaglianza e alla giustizia internazionale, a favore dei poveri del mondo”. Il Papa conclude il suo discorso con un appello al “rispetto della vita dell’uomo” che “è sacra: nessuno può osare di offenderla”.

2 ottobre 1979. Due le visite di Giovanni Paolo II. La prima avviene il 2 ottobre 1979. Karol Wojtyla è Papa da un anno. La scena internazionale è dominata dalla “guerra fredda”. Giovanni Paolo II, al suo quarto viaggio apostolico fuori dall’Italia, giunge al Palazzo di Vetro su invito del segretario generale Kurt Waldheim. Al centro del discorso del Papa c’è “l’uomo nella sua integrità, in tutta la pienezza e multiforme ricchezza della sua esistenza, spirituale e materiale”. Anche il discorso di Papa Wojtyla, come quello di Paolo VI, è attraversato dal light motiv della pace, che Giovanni Paolo II affronta a partire dalla propria esperienza personale. “Non molto tempo fa – afferma il Pontefice – ho avuto modo di ritornare a riflettere su… uno dei luoghi più dolorosi e più traboccanti di disprezzo per l’uomo e per i suoi fondamentali diritti: il campo di sterminio di Oswiecim (Auschwitz)… Dovrebbe sparire per sempre, dalla vita delle Nazioni e degli Stati, tutto ciò che si richiama a quelle orribili esperienze, ciò che – sotto forme anche diverse, cioè di ogni genere di tortura e di oppressione… – è la loro continuazione…”. Giovanni Paolo II va quindi al concreto auspicando “una soluzione nelle crisi del Medio Oriente”. E, affermando il “primato dei valori spirituali”, conclude: “Soltanto un’effettiva pienezza di diritti, garantita ad ogni uomo senza discriminazioni, può assicurare la pace alle stesse sue radici”.

5 ottobre 1995. La seconda visita di Giovanni Paolo II si svolge il 5 ottobre 1995, nel 50° anniversario di fondazione dell’Onu, su invito del segretario generale, l’egiziano Boutros Boutros-Ghali. Lo scenario internazionale, rispetto alle due visite precedenti, è cambiato: l’Unione Sovietica non esiste più; i regimi comunisti europei sono crollati. Nonostante ciò, vi sono ancora violenze e guerre nel mondo (Balcani, Africa centrale, etc.). “Se vogliamo che un secolo di costrizione lasci spazio a un secolo di persuasione – afferma Giovanni Paolo II nel suo discorso – dobbiamo trovare la strada per discutere, con un linguaggio comprensibile e comune, circa il futuro dell’uomo. La legge morale universale, scritta nel cuore dell’uomo, è quella sorta di grammatica che serve al mondo per affrontare questa discussione circa il suo stesso futuro”. Nel suo intervento, il Papa affronta temi tuttora di grande attualità: parla, infatti, di “mobilità”, di “rispetto delle differenze”, di “cooperazione internazionale”. Giovanni Paolo II avanza anche due proposte: stilare un “accordo internazionale che affronti i diritti delle nazioni” e promuovere una riforma dell’Onu ispirata alla “mutua fiducia, sicurezza e solidarietà”. Il Papa conclude il suo intervento con un invito alla speranza. “Non dobbiamo avere paura dell’uomo… Possiamo costruire nel secolo che sta per giungere e per il prossimo millennio una civiltà degna della persona umana, una vera cultura della libertà… Facendolo, potremo renderci conto che le lacrime di questo secolo hanno preparato il terreno ad una nuova primavera dello spirito umano”.

(9 aprile 2008)