Per servire la società

IL PAPA NEGLI USA

“Una lunga storia di collaborazione tra le diverse religioni, in molti campi della vita pubblica”. È ciò che caratterizza gli Stati Uniti d’America, e che papa Benedetto XVI ha ricordato parlando ai diversi esponenti religiosi nel corso dell’incontro interreligioso tenutosi ieri pomeriggio alla “Sala rotonda” del “Pope John Paul II Cultural Center” di Washington. “Nelle aree urbane – ha evidenziato il Papa -, è comune per le persone provenienti da entroterra culturali e religioni diverse impegnarsi ogni giorno l’uno accanto all’altro negli ambienti commerciali, sociali ed educativi. Oggi giovani cristiani, ebrei, musulmani, indù, buddisti, e bambini di tutte le religioni nelle aule di tutto il Paese siedono fianco a fianco, imparando gli uni con gli altri e gli uni dagli altri”.

Arricchimento per la vita pubblica.
Benedetto XVI ha incoraggiato “tutti i gruppi religiosi in America a perseverare nella loro collaborazione ed arricchire così la vita pubblica con i valori spirituali” che animano la loro azione, sottolineando come questa diversità dia luogo “a nuove sfide che suscitano una più profonda riflessione sui principi fondamentali di una società democratica”. “Una società unita – ha affermato – può derivare da una pluralità di popoli, a condizione che tutti riconoscano la libertà religiosa come un diritto civile fondamentale”. Ma, ha riconosciuto, “tutelare la libertà religiosa entro la norma della legge non garantisce che i popoli, in particolare le minoranze, siano risparmiati da ingiuste forme di discriminazione e di pregiudizio. Questo richiede uno sforzo costante da parte di tutti i membri della società, al fine di garantire che ai cittadini sia offerta l’opportunità di esercitare il culto pacificamente e di trasmettere il loro patrimonio religioso ai loro figli”. Proprio “la trasmissione delle tradizioni religiose alle generazioni che si succedono – ha ribadito – non solo aiuta a preservare un patrimonio, ma sostiene anche e alimenta nel presente la cultura che le circonda”. “Lo stesso vale per il dialogo tra le religioni; sia coloro che vi partecipano sia la società ne traggono arricchimento”, ha aggiunto, invitando “tutte le persone religiose a considerare il dialogo non solo come un mezzo per rafforzare la comprensione reciproca, ma anche come un modo per servire in maniera più ampia la società”. In particolare, ha precisato, “un esempio concreto del contributo che le comunità religiose possono offrire alla società civile sono le scuole confessionali”, istituzioni che “arricchiscono i bambini sia intellettualmente sia spiritualmente” e li conducono “a rispettare le credenze e le pratiche religiose altrui, aumentando la vita civile di una nazione”

Le domande di fondo. “La libertà religiosa, il dialogo interreligioso e la fede mirano a qualcosa di più di un consenso volto a individuare vie per attuare strategie concrete per far progredire la pace. L’obiettivo più ampio di dialogo è quello di scoprire la verità”, ha dichiarato Benedetto XVI. “Qual è l’origine e il destino del genere umano? Che cosa sono bene e male? Che cosa ci attende alla fine della nostra esistenza terrena?”. Queste, secondo il Papa, le domande che “non potranno mai essere cancellate dal cuore umano”. E i leaders spirituali hanno “un particolare dovere, e potremmo dire una speciale competenza, a porre in primo piano le domande più profonde alla coscienza umana”, facendo spazio “in un mondo frenetico alla riflessione e alla preghiera”. “Mentre uniamo sempre i nostri cuori e le menti nella ricerca della pace – ha proseguito -, dobbiamo anche ascoltare con attenzione la voce della verità. In questo modo, il nostro dialogo non si ferma ad individuare un insieme comune di valori, ma si spinge innanzi ad indagare il loro fondamento ultimo. Non abbiamo alcun motivo di temere, perché la verità ci svela il rapporto essenziale tra il mondo e Dio”.

Il messaggio per la Pasqua ebraica.
Il Papa ha poi rivolto”uno speciale saluto di pace” alla comunità ebraica in occasione della festa di Pesah (Pasqua, ndr ). Riaffermando “l’insegnamento del Concilio Vaticano II sulle relazioni cattolico-ebraiche” e “l’impegno della Chiesa per il dialogo”, il Papa ha ricordato come proprio in virtù di “questa crescita nella fiducia e nell’amicizia” oggi “cristiani ed ebrei possono insieme sperimentare nella gioia il carattere profondamente spirituale della Pasqua, un memoriale di libertà e di redenzione”. Il Santo Padre ha poi ribadito lo “spirito di apertura alle reali possibilità di cooperazione che vediamo davanti a noi, mentre contempliamo le urgenti necessità del nostro mondo e guardiamo con compassione alle sofferenze di milioni di nostri fratelli e sorelle ovunque”. In particolare, ha ricordato la “speranza per la pace” in Medio Oriente e Terra Santa. “Possa – ha auspicato – la memoria delle misericordie di Dio, che ebrei e cristiani celebrano in questo tempo di festa, ispirare tutti i responsabili per il futuro di quella regione, dove gli eventi legati alla rivelazione di Dio avvennero realmente, a rinnovati sforzi e specialmente a nuovi atteggiamenti e a una nuova purificazione dei cuori”.

(18 aprile 2008)