IL PAPA NEGLI USA
“O Dio dell’amore, della compassione e della riconciliazione, rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse, che siamo riuniti oggi in questo luogo, scenario di incredibile violenza e dolore”. E’ cominciata con queste parole la speciale preghiera del Papa a Ground Zero, ripresa il 20 aprile dalle telecamere di tutto il mondo. Dopo essere sceso con la papamobile a 80 metri di profondità, raggiunto il “Bed Rock” Benedetto XVI si è raccolto qualche minuto in preghiera, in ginocchio, e prima di accendere il cero e di incontrare 24 rappresentanti di coloro che prestarono soccorso l’11 settembre del 2001 (vigili del fuoco, polizia, protezione civile), dei feriti e dei parenti delle vittime ha pregato di “concedere luce e pace eterna a tutti coloro che sono morti in questo luogo”: i primi “eroici soccorritori”, insieme “a tutti gli uomini e le donne innocenti, vittime di questa tragedia solo perché il loro lavoro e il loro servizio li ha portati qui l’11 settembre 2001”. Poi la parte, per così dire, universale della preghiera papale: “Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della terra. Volgi verso il Tuo cammino di amore coloro che hanno il cuore e la mente consumati dall’odio”. “Concedici la saggezza e il coraggio ha concluso il Santo Padre – di lavorare instancabilmente per un mondo in cui pace e amore autentici regnino tra le Nazioni e nei cuori di tutti”.
Unità, libertà e partecipazione. “In questa terra di libertà e di opportunità ha detto il Papa nell’omelia della Messa allo Yankee Stadium di New York – la Chiesa ha unito greggi molto diversi nella professione di fede e, attraverso le sue molte opere educative, caritative e sociali, ha contribuito in modo significativo anche alla crescita della società americana nel suo insieme”. “Tutti i segni esterni di identità, tutte le strutture, associazioni o programmi ha ammonito il Pontefice – esistono soltanto per sostenere e promuovere la più profonda unità” della Chiesa, perché solo “alla luce della fede, dentro la comunione della Chiesa, troviamo anche l’ispirazione e la forza per diventare lievito del Vangelo in questo mondo”. Poi un’analisi dei 200 anni di storia cattolica americana, “terra di libertà religiosa” in cui “i cattolici hanno trovato non soltanto la libertà di praticare la propria fede ma anche di partecipare pienamente alla vita civile”: di qui l’esortazione a “proseguire in avanti, per edificare un futuro di speranza per le generazioni future”.
No alla “dicotomia” tra fede e politica. “Superare ogni separazione tra fede e vita, opponendosi ai falsi vangeli di libertà e di felicità”. E’ l’invito rivolto dal Papa ai fedeli americani, esortati a “respingere la falsa dicotomia tra fede e vita politica”, per “arricchire la società e la cultura americane della bellezza e della verità del Vangelo”. “Anche ai nostri giorni ha constatato Benedetto XVI – la comunità cattolica di questa Nazione è stata grande nella testimonianza profetica in difesa della vita, nell’educazione dei giovani, nella cura dei poveri, dei malati e dei forestieri tra voi. Su queste solide basi il futuro della Chiesa in America deve anche oggi iniziare a sorgere”. Poi un appello di “incoraggiamento” ai giovani, “futuro della Chiesa”: “Possiate trovare il coraggio di proclamare Cristo e le immutabili verità che hanno fondamento in lui: sono verità che ci rendono liberi!”. “Si tratta delle sole verità ha spiegato Benedetto XVI – che possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti di ogni uomo, donna e bambino nel mondo, compresi i più indifesi tra gli esseri umani, i bimbi non ancora nati nel grembo materno”.
“Dio benedica l’America!”. Il discorso all’Onu e la visita a Groud Zero: sono stati questi due tra i “momenti più significativi” menzionati dal Papa nel suo discorso di congedo dagli Stati Uniti. Riguardo allo storico discorso al Palazzo di Vetro, Benedetto XV ha citato ancora una volta i sessant’anni trascorsi dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ringraziando “per tutto ciò che l’Organizzazione è riuscita a compiere per difendere e promuovere i diritti fondamentali di ogni uomo, donna e bambino in ogni parte del mondo”, ed incoraggiando “tutti gli uomini di buona volontà a continuare ad adoperarsi senza stancarsi per promuovere la giusta e pacifica coesistenza tra i popoli e le nazioni”. La visita a Ground Zero, ha assicurato il Santo Padre, “rimarrà profondamente impressa nella mia memoria, mentre continuerò a pregare per coloro che perirono e per tutti coloro che soffrono per le conseguenze della tragedia che vi ebbe luogo nel 2001”. “Prego per tutti negli Stati Uniti, e in verità in tutto il mondo – l’auspicio del Papa al termine del suo ottavo viaggio apostolico fuori dall’Italia – affinché il futuro porti maggiore fraternità e solidarietà, un accresciuto reciproco rispetto e una rinnovata fiducia e confidenza il Dio”. Poi un saluto diventato ormai familiare nei giorni della sua trasferta americana, a cominciare dal primo discorso alla Casa Bianca: “Dio benedica l’America!”.
(21 aprile 2008)