Voglia di incontro

VERSO SYDNEY 2008

Dal Veneto, dal Friuli, dalla Calabria, dall’Abruzzo, dalla Campania, dal Piemonte, dal Lazio. A ben guardare non c’è Regione da cui non siano partiti dei nostri connazionali per l’Australia. Dal secondo dopoguerra (1947) al 1976 si calcola che siano stati ben 360mila gli italiani trasferitisi in questa isola-continente. Accolti inizialmente come manovalanza, ignari della lingua e privi di professionalità gli italiani si fecero apprezzare dalle Autorità pubbliche per impegno, resistenza e curiosità nell’apprendere. Oggi la stragrande maggioranza è integrata e partecipa alla vita australiana contribuendo alla sua crescita sociale ed economica ma senza dimenticare la patria di origine cui sono legati da particolari vincoli, in particolare religiosi e culturali. E per questo motivo le comunità italiane in Australia si stanno mobilitando per accogliere i giovani loro connazionali che parteciperanno alla Gmg di Sydney (dal 15 al 20 luglio 2008) e che vivranno nelle diocesi di Melbourne, Brisbane e Perth diversi giorni prima e dopo la Gmg. Il SIR ha incontrato alcuni esponenti di queste comunità.

La voce dei giovani di Sydney. “Sappiamo della Giornata mondiale della gioventù, della visita del Papa, per questo ci stiamo organizzando per offrire una accoglienza degna ai nostri giovani italiani, in accordo con il Comitato organizzatore. C’è molta attesa per questo grande evento”, afferma Isabella Restifa di Sidney, nata 25 anni fa in Australia da genitori italiani di origine siciliana, di professione architetto. Tuttavia riconosce anche intorno alla Gmg c’è anche molta “ignoranza”. “Tanti giovani australiani ignorano la Gmg, non sanno che cosa sia e che verranno qui circa mezzo milione di nostri coetanei da tutto il mondo. Da parte nostra non è facile testimoniare la fede in una società come quella australiana dove sul piano religioso si sente un certo relativismo. Noi stessi risentiamo una tipo di fede tradizionalista, in qualche modo legata alle devozioni, in linea con quella che i nostri genitori ci hanno trasmesso”. È d’accordo anche Joshua Lanzarini, da Bassano del Grappa e da 4 anni in Australia: “Viviamo una realtà di fede piuttosto noiosa, i preti sono anziani, parlano solo italiano, lingua che i giovani italo-australiani capiscono poco. Ma è vero anche che da qualche anno la cultura e la lingua italiana stanno interessando molti giovani australiani e questo li avvicina anche alla scoperta delle motivazioni di fede di cui la nostra cultura è piena”. “Sono circa dieci anni che l’Italia fa trend, fa moda, qui in Australia. La lingua italiana è studiata molto anche nelle università oltre che in diverse scuole primarie e secondarie del Paese (l’italiano è la seconda lingua più parlata in Australia, ndr)”, afferma Marina Zochil, 29 anni psicologa, per la quale “la Gmg potrebbe diventare un ottimo veicolo per trasmettere e testimoniare la fede in Cristo. “La nostra attesa è grande – ribadisce Restifa, che è anche presidente dei giovani siciliani – tutti speriamo di incontrare e parlare con i nostri connazionali dall’Italia. Sarà un modo anche per conoscere meglio l’Italia di oggi”.

Melbourne, porte aperte. “Entusiasmo, voglia di vivere un evento di fede importante ma anche di sentirsi parte della Chiesa universale”. Con questo spirito la comunità italiana di Melbourne, oltre 80mila persone, la più numerosa in Australia, si prepara a vivere la Giornata mondiale della gioventù di Sidney. Don Domenico Locatelli, responsabile nella Fondazione Cei Migrantes della pastorale degli emigranti non ha dubbi: “Gli italiani di Melbourne (a poco più di un’ora di volo da Sidney, ndr) si sono resi disponibili ad ospitare i nostri giovani, circa 2.500. Sono consapevoli dell’importanza spirituale dell’evento e della visita del Papa e convinti che possa rappresentare un momento di svolta nella vita di fede degli australiani. Mi hanno colpito le parole di un esponente della comunità italiana locale: da soli non possiamo farcela, abbiamo bisogno dei nostri connazionali e dei giovani dell’Europa”. Parole che trovano conferma in quelle di Ugo Romanin, 74 anni, dal 1960 in Australia, sarto di professione, proveniente da Cordenons, uno dei fondatori, con i padre Scalabriniani, della Federazione cattolica italiana (Fci) in Australia. “Quando siamo arrivati qui oltre al lavoro ci siamo aggrappati ai valori della fede che poi abbiamo e cerchiamo di trasmettere ai nostri figli – dice prima di entrare nella chiesa di San Clemente a Bulleen, sobborgo di Melbourne, costruita dalla comunità italiana -. Oggi la fede dei nostri figli si è un poco affievolita per questo confidiamo nella Gmg per recuperare forza, slancio e speranza. I giovani dall’Italia che qui accoglieremo sapranno svegliare i nostri. Apriremo loro le nostre case e le nostre scuole”.

Il Consolato italiano. A vigilare e vegliare sulla sicurezza degli italiani in Australia, “oltre all’amorevole cura delle comunità italiane” ci sarà anche il Consolato italiano di Sidney che ha garantito “un’assistenza 24 ore su 24 agli italiani in arrivo. La Gmg rappresenta un momento importante per tutto il Paese e per questo motivo stiamo intrattenendo stretti rapporti con il Comitato organizzatore per predisporre ogni cosa nei minimi dettagli”. Gli emigrati italiani in Australia sono, secondo il censimento del 2006, 199.122 dei quali ben 103.274 hanno oltre 65 anni.

(26 ottobre 2007)