VERSO SYDNEY 2008
Si sta rivelando denso di impegni questo 2008 per l’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporti ammalati a Lourdes e santuari internazionali) attesa nei prossimi mesi oltre che dai tradizionali pellegrinaggi nei principali santuari, tra cui Lourdes che celebra il 150° anniversario delle apparizioni mariane, anche dalla partecipazione alla Giornata mondiale della Gioventù di Sydney (15-20 luglio). Del viaggio in Australia ne abbiamo parlato con Marco Tampellini, vicepresidente dell’associazione che conta oltre centomila aderenti, uomini, donne, bambini, sani, ammalati, disabili, divisi in 19 sezioni e 180 sottosezioni (quasi una per diocesi).
Ci sarà anche l’Unitalsi a Sydney?
“Certamente. Saremo in 80 tra disabili ed accompagnatori”.
Un evento di tale portata richiede una grande preparazione anche spirituale…
“Il cammino che l’Unitalsi sta compiendo è in accordo con il Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei, con l’unica differenza del particolare carisma della nostra associazione, cioè di permettere questo tipo di esperienza anche a chi ha delle difficoltà fisiche. La nostra preparazione avrà il momento clou nel pellegrinaggio annuale che quest’anno si terrà ad Assisi dal 25 al 27 aprile e vedrà la partecipazione di 1600 giovani. Per molti di loro sarà il primo pellegrinaggio, con la speranza che possano seguirne altri. Noi proponiamo un cammino ma nessuno è obbligato a seguirlo. Il numero di 1600 per noi è stato una sorpresa e ci fa capire anche quanto i giovani siano alla ricerca di percorsi di fede e di crescita spirituale. Il programma a Sydney sarà lo stesso che verrà proposto dalla Cei in quanto l’Unitalsi non vuole essere un mondo separato, ma una parte della Cei che si occupa specificatamente di coloro che sono meno fortunati di noi”.
Dal punto di vista logistico, invece, state incontrando difficoltà? Come è organizzato, per esempio, il trasporto e l’alloggio?
“I problemi riguardano soprattutto il viaggio e l’alloggio a Sydney. Per il viaggio le compagnie aeree accettano solo un limitato numero di passeggeri – quattro cinque – a ridotta mobilità per motivi di sicurezza. Ciò ha implicato la necessaria frammentazione del gruppo Unitalsi su diversi aerei. La cosa è stata accettata con spirito di fratellanza e di unione con tutti i ragazzi italiani, in quanto gli aerei sono gli stessi utilizzati dai ragazzi provenienti da tutte le diocesi d’Italia e diretti alla Gmg. Per quanto attiene l’alloggio è facilmente intuibile che un disabile non può dormire in un sacco a pelo per terra in una palestra o in una scuola. Si è quindi obbligati a trovare delle soluzioni alberghiere e di trasporto locale che siano adatte alle persone con ridotta mobilità e con bisogni personali particolari (l’igiene che non può essere fatta in una doccia normale e quant’altro). Per il resto nel corso delle giornate a Sydney cercheremo di seguire tutto il programma, compatibilmente con la logistica, ma sappiamo già che il Comitato organizzatore sta pensando a tutto”.
Si riferisce all’assenza di barriere architettoniche e a servizi per disabili?
“Gli australiani sono estremamente sensibili al problema dei disabili. Basti pensare che la metà dei taxi che circolano a Sydney sono predisposti al loro trasporto, la vettura, cioè, ha lo spazio sufficiente per la carrozzina senza far scendere il suo occupante. Nel New South Wales, di cui Sydney è capoluogo, esiste un ministro per la disabilità. Sarà una Gmg a misura di disabile. Il Comitato australiano è molto felice di averci tra i partecipanti, mostrando una straordinaria sensibilità verso i giovani disabili”.
Con che spirito questi 80 giovani affronteranno l’avventura di Sydney?
“Ci sono grandi motivazioni alla base di questa scelta che prevede non solo un viaggio lungo, difficoltoso ma anche costoso, siamo infatti su una cifra di circa 2500 euro. Ma sarebbero anche di più se non intervenissimo come associazione con un piccolo contributo. Per questo all’interno delle 19 sezioni sparse in tutta Italia è partita una vera e propria gara di raccolta fondi per permettere ai giovani di partecipare. Chi parte sa che lo può fare grazie alla solidarietà di altre persone e questo è un valore aggiunto alla partecipazione. Lo spirito è quello di dire: siamo tutti uniti, non possiamo andare tutti ma chi parte lo fa anche in nostro nome. Tutti i giovani che avranno partecipato alla Gmg di Sydney, una volta tornati saranno coinvolti in momenti di condivisione promossi sia a livello nazionale che di sezione”.
Chi resta in Italia verrà coinvolto in qualche evento in contemporanea con Sydney?
“Chi resta potrà seguire la Gmg collegandosi alle iniziative che le diocesi stanno promuovendo al livello locale o regionale. E’ il caso dell’Abruzzo che sta organizzando un incontro nel Parco nazionale. Comunque i più saranno attivi nelle diocesi”.
Sarete l’unica associazione a portare giovani disabili?
“Insieme a noi ci sarà anche la tedesca Dunital che però si sta occupando dei giovani europei. A quanto risulta, però, non dovrebbe essere un gruppo numeroso a causa del costo molto elevato”.
(23 aprile 2008)