VERSO SYDNEY 2008
Dom Pietro Vittorelli dal 17 gennaio 2007 è l’abate ordinario di Montecassino, la storica abbazia benedettina. Il 30 giugno prossimo compirà 46 anni e, anagraficamente, sarà il vescovo più giovane tra quelli che accompagneranno i giovani italiani alla Gmg di Sydney. Il SIR lo ha intervistato.
Padre Abate, quali sono le ragioni che l’hanno spinta a seguire i suoi giovani fino “agli estremi confini della terra”?
“La volontà di accompagnare questi giovani a Sydney vuole essere innanzitutto un segno di attenzione verso le nuove generazioni e si fonda in principal modo sulla scelta di curare, almeno in questi miei primi anni di abate ordinario, quattro aspetti della pastorale, i quattro calici come li ho definiti spesso parlando in diocesi: i giovani, la famiglia, l’emergenza educativa e le vocazioni. I giovani rappresentano una premura per la Chiesa come è stato testimoniato anche dalla recente assemblea generale dei vescovi italiani dedicata proprio a loro e all’emergenza educativa”.
Parla di premura e non di preoccupazione per la fragilità giovanile. Perché?
“Della fragilità delle nuove generazioni si parla già da tempo. Io ho poco meno di 46 anni e sento questi discorsi già dal liceo. Credo che in questi trenta anni di analisi ne siano state fatte tante e in modo approfondito, si tratta ora di trovare delle modalità operative per capire come muoverci all’interno delle comunità giovanili sapendo che uno dei problemi legati alla incomunicabilità, apparente a volte, tra Chiesa e giovani, è il linguaggio. L’annuncio del Vangelo, nella sua radicalità, continua ad esercitare un grande fascino ma è il modo di annuncio che spesso crea la distanza. Direi che la difficoltà di linguaggio non sta tanto nei termini da usare quanto nel cambiamento antropologico dei giovani che non sempre come Chiesa abbiamo intercettato”.
Il comunicato finale dell’ultima assemblea dei vescovi raccomanda di puntare da subito all’incontro con Cristo. In questa prospettiva le Gmg rappresentano uno strumento, utile. Come concretizzare l’esperienza delle Gmg all’interno della pastorale ordinaria della diocesi?
“La Gmg non può limitarsi ai pochi giorni del suo programma ma deve proseguire nell’attività pastorale della diocesi. Essa ha un grande impatto emotivo al quale è necessario dare sostanza teologica, spirituale e di appartenenza ecclesiale. Ciò può passare solo attraverso un rapporto interpersonale con i giovani. I frutti positivi di queste esperienze straordinarie come le Gmg internazionali devono essere tradotti nella quotidianità per non essere dispersi. In questo senso resta fondamentale anche il legame con l’Agorà dei giovani italiani, il percorso pastorale triennale pensato dalla Chiesa italiana apposta per i giovani”.
Veniamo ai giovani della sua abbazia territoriale. Quanti ne partiranno con lei?
“25: la loro partecipazione è stata resa possibile grazie anche al contributo della Chiesa locale ma soprattutto di quella italiana. L’8 giugno scorso abbiamo completato l’iter di formazione spirituale alla Giornata insieme ai giovani di altre diocesi del Lazio, come Frosinone e Sora. Tre incontri che sono serviti anche per conoscerci e capire le ragioni profonde di questo evento ecclesiale che deve fruttificare nei vari ambiti della vita personale, famiglia, affetti, scuola, lavoro, parrocchia”.
Quando partirete?
“Partenza il 13 luglio direttamente su Sydney. Non potremo partecipare ai giorni nelle diocesi poiché l’11 luglio celebreremo la festa di San Benedetto e quindi abbiamo voluto posticipare la partenza. Il ritorno è fissato per il 26 luglio”.
Quale frutti spera di vedere tra i suoi giovani nel post-Gmg?
“Al ritorno da Sydney ho in animo di rivolgere a tutti nostri giovani un invito a fare un’esperienza forte di missione. A tale proposito ho chiesto alle scuole della diocesi di poter incontrare gli studenti nel prossimo anno scolastico. Lo scopo è proporre un’esperienza di volontariato. All’indomani della mia elezione, con i miei collaboratori, abbiamo promosso un tavolo della solidarietà dove siedono tutti gli operatori della carità, non solo di ispirazione cattolica, dalla Caritas alla Croce Rossa, dalla comunità Exodus alla pastorale sanitaria e via dicendo. L’intenzione è creare una fondazione che gestisca una casa della carità che stiamo mettendo in piedi in collaborazione con la Regione Lazio. Vorrei che i giovani di ritorno dalla Gmg facciano un’esperienza in questa casa, coinvolgendo anche i loro coetanei. Una forte esperienza di volontariato può aprire le porte anche ad una di fede. Creeremo una sorta di banca del tempo dove i giovani doneranno parte del loro tempo libero che verrà impiegato nella casa della solidarietà o in altri centri simili”.
(13 giugno 2008)