I colori di un popolo

GMG 2008

Il rosso della terra, il nero della pelle, il giallo del sole. Sono i colori della bandiera degli aborigeni australiani. Un popolo che non può mancare in questo appuntamento di Sydney della Giornata mondiale della gioventù. Saranno alla messa conclusiva il 20 luglio nell’ippodromo di Randwick. E proprio aborigeno è il primo dono che il Papa ha ricevuto appena messo piede nel territorio di questo Paese: una copia della Aboriginal Madonna, la Vergine venerata dalle popolazioni aborigene, consegnatagli da monsignor Eugene Hurley, vescovo di Darwin. Il dono è stato consegnato al Papa al suo arrivo all’aeroporto militare di Darwin, una breve sosta per far fare rifornimento all’aereo dopo circa sedici ore di volo. Monsignor Hurley ha accolto il Papa a nome di tutti gli australiani “e in particolare dei “territorians”, ovvero le popolazioni autoctone, 517 mila aborigeni, il 2,5 per cento della popolazione del Paese.

Delle sofferenze degli aborigeni Papa Benedetto ha già parlato in un recente documento, una lettera del 2006, in occasione del ventesimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II in Australia. Nella lettera il Papa affermava: “Solo attraverso la disponibilità ad accettare la verità storica è possibile acquisire una sana comprensione della realtà contemporanea e aderire alla visione di un futuro armonioso”. Così incoraggiava il Papa gli australiani “ad affrontare con compassione e determinazione le cause profonde della piaga che affligge ancora così tanti cittadini aborigeni. L’impegno per la verità apre la via alla riconciliazione duratura attraverso un processo di guarigione che implica il chiedere e il concedere il perdono, due indispensabili elementi di pace. In tal modo, la nostra memoria viene purificata, il nostro cuore reso sereno e il nostro futuro riempito di una speranza ben fondata sulla pace che scaturisce dalla verità”.

La “questione aborigeni” entrò prepotentemente nel dibattito politico, culturale e religioso australiano negli anni ’60. Rivendicazioni salariali e le questioni relative alla proprietà dei territori ancestrali, con un particolare significato culturale e religioso, fecero emergere anche la vicenda dei bambini strappati alle famiglie e dati in affidamento a famiglie non aborigene, spesso lontane dall’Australia. Per il popolo aborigeno gli anni della colonizzazione europea furono particolarmente difficili e già nel 1876 nell’isola di Tasmania i nativi erano estinti, tanto che per alcuni studiosi si è trattato di un vero e proprio genocidio.

Le parole, attese, sul popolo aborigeno saranno un altro elemento importante in questo viaggio di Benedetto XVI in Australia, la seconda Giornata mondiale della gioventù per lui, come Papa. Parole importanti come quelle dette in aereo sulla questione della pedofilia, con quelle scuse ripetute dopo il viaggio negli Stati Uniti. Così ai giornalisti ha detto: “Essere prete è incompatibile con gli abusi sessuali, con questo comportamento che contraddice la santità”. Per il Papa è necessario riappacificare, prevenire, aiutare. Un incontro con le vittime di questi abusi non è ancora stato messo in agenda ma se avverrà, dice il coordinatore della Gmg australiana Anthony Fisher, sarà privato e fuori programma.

Altre parole importanti sono state quelle dedicate all’ecologia. L’Australia vive in modo particolare la questione ambientale, il buco dell’ozono è, come dire, proprio sulla sua testa e il Paese ha intrapreso una forte politica in favore dell’ambiente. Così il Papa sottolinea i grandi danni recati all’ambiente “dall’avidità umana”. Così i ragazzi sono stati chiamati a Sydney per riflettere sullo Spirito Santo. E siccome lo spirito è creazione, non si può prescindere dal rapporto con il creato e con l’ambiente. Ed ecco la richiesta esplicita ai politici: è una grande sfida, da vincere, la questione ecologica.
Ed è messaggio ai giovani che vivono le difficoltà di un mondo che li confonde, giovani smarriti, perplessi e incerti che devono comunicare ai loro coetanei, dice il Papa, “la gioia che hanno sperimentato nel conoscere Cristo”.

Fabio Zavattaro

(15 luglio 2008)