GMG 2008
“Io credo che una delle cose che dovrebbe fare il Sud Africa è quello di ritornare all’immagine della nazione come un arcobaleno e le persone dovrebbero lavorare tutte insieme per raggiungere lo stesso obbiettivo”. Lo ha affermato al SIR il card. Wilfrid Napier, arcivescovo della diocesi di Durban in Sudafrica, a margine di un incontro con i giovani, promosso dal Catholic Social Services, in occasione dei “giorni nelle diocesi” a Melbourne in vista della Gmg di Sydney. Il SIR lo ha incontrato e gli ha posto alcune domande.
Recentemente in Sud Africa si sono verificate violenze che hanno avuto per vittime gli immigrati. Quali sono le cause?
“È difficile capire perché è successo e perché continua ad accadere. Per tanto tempo sono arrivate generazioni di persone da Paesi vicini per lavorare nel dominio dei diamanti e in altre industrie. Con il tempo si sono create frustrazioni e il governo ha fatto promesse alla gente, creando aspettative molto alte che non sono state rispettate. Di conseguenza sono aumentati gli attacchi di xenofobia e immediatamente il governo ha ricercato soluzioni creando ulteriori frustrazioni. Inoltre si è cercato di ristabilire senza successo l’eguaglianza tra bianchi e neri. Ma credo che non sia solo questo il motivo della xenofobia di ritorno”.
Indubbiamente la povertà resta uno dei motivi di crisi che impediscono ai Paesi poveri, anche africani, di crescere…
“Il Papa incontrando recentemente alcuni ambasciatori di Paesi africani ne ha spronato i governi affinché condividano in primis le proprie risorse naturali con i cittadini dello stesso Paese prima ancora che con quelli internazionali. È un problema reale: se non si condividono le risorse tutti insieme, tra Paesi ricchi e poveri, non ci sarà sviluppo per questi ultimi. Giovanni Paolo II parlò di una globalizzazione della solidarietà e di condivisione delle risorse. Sette anni fa tre presidenti africani (Sud Africa, Nigeria e Senegal, ndr) crearono un nuovo programma per lo sviluppo dell’Africa chiamato Nepad (New partnership for Africa’s development), ricercando soluzioni con i Paesi sviluppati e spiegando i bisogni e le risorse necessarie per il loro sviluppo. Penso che fu il primo passo per capire di che cosa l’Africa avesse bisogno e trovare dei buoni partner nella condivisione delle risorse”.
Globalizzazione della solidarietà, condivisione delle risorse, garanzia dei diritti: ma come far arrivare questi messaggi ai giovani? C’è un comportamento che dovrebbero seguire per cambiare il mondo?
“Ci sono molte aspettative verso i giovani. Faccio un esempio: il presidente degli Stati Uniti, George Bush, parlando ai giovani ha detto loro quanto erano fantastici e poi li ha mandati in guerra e molti stanno morendo per questo. Quindi, il potere non corrisponde al messaggio; invece, dovrebbe essere il contrario”.
In questa Gmg ci sono giovani che giungono da Paesi toccati da crisi diverse, economiche, sociali… In che modo eventi come questi possono aiutarli?
“Troppi giovani cattolici vivono ancora l’emarginazione: hanno bisogno di essere aiutati a recuperare la loro stima e il valore spirituale, il senso della ragione, dell’amore e dell’appartenenza alla Chiesa. Ecco la Gmg può servire a questo recupero”.
Eminenza, di cosa hanno bisogno oggi i giovani?
“Penso che per prima cosa bisogna stimolare i giovani ad imparare a conoscersi tra di loro e seguire la miglior via per comunicare. È importante che i giovani sappiano chi sono, che riconoscano il piacere di Dio e che credano in se stessi scegliendo il tipo di comportamento da adottare. Quindi, prima di tutto, risolvere il problema dell’identità”.
Tra le emergenze del mondo attuale qual è la prioritaria?
“Quella di riconoscersi reciprocamente, senza differenze, condividere e rispettarsi”.
a cura di Francesca Baldini – Sydney
(16 luglio 2008)