GMG 2008
L’idea del viaggio da sempre accompagna la vita dell’uomo. Il viaggio è conoscenza, avventura, scoperta, incontro. Il viaggio è missione, come quella intrapresa da Paolo, l’apostolo delle genti; o quella dei tanti sacerdoti, religiosi che hanno percorso appunto le strade della missione negli angoli più sperduti del mondo. Lo scenario è incantevole, la baia che accoglie migliaia di giovani ha il fascino di un luogo dove non esiste la babele delle lingue, delle razze, delle culture. I giovani sono gli uni accanto agli altri; parlano con una lingua che è la loro, solo loro, fatta di sguardi, di intese, di frasi dove le diversità linguistiche si mescolano, e si trasformano. Il viaggio, quello dei giovani; quello del Papa, che ai ragazzi, al molo di Barangaroo, dice: “Oggi è il mio turno. Ad alcuni di noi può sembrare di essere giunti alla fine del mondo. Per le persone della vostra età, comunque, ogni volo è una prospettiva eccitante. Ma per me, questo volo è stato in qualche misura logorante”. Come non essere d’accordo con il Papa, come non riflettere sulle 20 ore di volo necessarie per raggiungere il continente nuovissimo, l’Oceania, l’Australia, dalla nostra Italia, con le otto ore di fuso diverse.
Il viaggio è stanchezza, ma anche gioia e scoperta. Così è il Papa stesso che ai giovani descrive quel suo volare: “La vista del nostro pianeta dall’alto è stata davvero magnifica. Il luccichio del Mediterraneo, l’immensità del deserto nordafricano, la lussureggiante foresta dell’Asia, la vastità dell’Oceano Pacifico, l’orizzonte sul quale il sole sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza naturale dell’Australia, di cui ho potuto godere nei trascorsi due giorni; tutto ciò suscita un profondo senso di reverente timore. È come se uno gettasse rapidi sguardi sulla storia della creazione raccontata nella Genesi”.
È lo stile di Papa Benedetto: attraverso un’immagine, spiega, racconta. Così il viaggio diventa elemento par parlare del creato, un dono da rispettare, da consegnare integro ai nostri figli. C’è chi lo ha definito Papa ecologista. Certo la sua preoccupazione è evidenziare che non si tratta di semplice rispetto per la natura: “Al cuore della meraviglia della creazione ci siamo voi ed io, la famiglia umana coronata di gloria e di onore”.E allora l’ambiente va rispettato proprio perché dono di Dio, proprio perché l’uomo è al centro della creazione. La vita, spiega ai 170 mila giovani il Papa, non è governata dalla sorte, non è casuale. La vostra personale esistenza è stata voluta da Dio. “La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze” ma è una “ricerca del vero, del bene e del bello”.
Allora così può dire che “vi sono anche delle ferite che segnano la superficie della terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo. Alcuni di voi giungono da Isole-Stato, la cui esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli delle acque; altri da Nazioni che soffrono gli effetti di siccità devastanti”. Ma non solo l’ambiente naturale, anche l’habitat “ha le sue cicatrici” per Papa Benedetto: “Ferite che stanno ad indicare che qualcosa non è a posto. Anche qui nelle nostre vita personali e nelle nostre comunità possiamo incontrare ostilità a volte pericolose; un veleno che minaccia di corrodere ciò che è buono, riplasmare ciò che siamo e distorcere lo scopo per il quale siamo stati creati”.
Così la droga, l’alcool, la violenza, il degrado sessuale sono esempi concreti di come libertà e tolleranza sono spesso separate dalla verità.
È dunque un disegno complessivo che Benedetto XVI traccia. Non solo l’ecologia, la difesa dell’ambiente, ma tutto questo ha senso e si spiega se c’è l’uomo al centro della riflessione, se la vita è rispettata: “Come può essere che la violenza domestica tormenti madri e bambini? Come può essere che lo spazio umano più bello e sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza indicibile?”. Ancora, la preoccupazione per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la pace e la giustizia, l’ambiente sono sì di vitale importanza, ma tutto questo non può essere compreso “a prescindere da una profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana da concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile”. Questo perché il mondo è stanco dell’avidità, dello sfruttamento, della divisione, delle risposte ipocrite e delle false promesse. Il messaggio che viene dal Papa è dunque chiaro: non si può mettere Dio in panchina se vogliamo guardare a un mondo migliore: “Quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il bene comincia a svanire. Ciò che ostentatamente è stato promosso come umana ingegnosità si è ben presto manifestato come follia, avidità e sfruttamento egoistico”. Ai giovani dice: ricordatevi voi siete creature nuove.
Fabio Zavattaro
(18 luglio 2008)