GMG 2008
Con un ultimo colpo di reni, la stampa nazionale è riuscita a evitare in extremis che gli italiani si convincessero che Benedetto XVI a Sidney abbia parlato soltanto dei preti pedofili. Con la lodevole eccezione di “Avvenire”, che secondo tradizione ha coperto l’evento in maniera completa ed esaustiva, la Giornata Mondiale della Gioventù che ha radunato in Australia centinaia di migliaia di giovani al seguito del Papa non ha riscosso grande attenzione da parte delle testate giornalistiche italiane. Le quali, durante i giorni scorsi, hanno dedicato un certo risalto soprattutto al monito del Santo Padre contro i sacerdoti che si sono macchiati di crimini sessuali ai danni di minori, ma hanno largamente trascurato i contenuti dei suoi messaggi ai giovani. Soltanto dopo la veglia e la Messa conclusiva, i principali quotidiani e telegiornali hanno ritenuto di dedicare uno spazio adeguato alle parole di speranza che Benedetto XVI ha rivolto ai suoi interlocutori privilegiati, invitandoli a riscoprire le ragioni della fede, a lasciarsi guidare dallo Spirito, a rendersi protagonisti di una testimonianza cristiana coraggiosa ed esigente.
Complessivamente scarso è stato lo spazio dedicato proprio ai veri protagonisti dell’appuntamento di Sidney i giovani in particolare durante i giorni che hanno preceduto le celebrazioni conclusive all’ippodromo di Randwick. Certo, è più facile sintetizzare lunghi discorsi in poche frasi a effetto, magari estrapolandole dal contesto, oppure insistere su concetti di facile presa sull’attenzione dei lettori invece che approfondire l’essenza del messaggio. E così, nella generalità dei casi, le testate giornalistiche hanno avuto difficoltà a restituire la profondità delle parole che Benedetto XVI ha rivolto ai giovani di tutto il mondo, rappresentati dalla moltitudine accorsa in Australia per incontrarlo.
Non che la sofferenza e la “vergogna” del Papa nei confronti delle vittime di abusi sessuali da parte dei sacerdoti non meritasse la risonanza che ha avuto: è una ferita aperta per la Chiesa, soprattutto là dove ci sono i minori che, insieme alle loro famiglie, sono stati toccati dalla violazione più grave che possa capitare all’esistenza di una persona. Benedetto XVI è stato schietto e coraggioso nel chiedere scusa al mondo per gli episodi accaduti, nel condannare in maniera “inequivocabile” gli atti commessi da sacerdoti o religiosi, nell’affermare che i responsabili di tali misfatti “devono essere portati davanti alla giustizia”.
Il problema è che in troppi casi compresi gli esempi di alcuni tra i più diffusi quotidiani e tra i più seguiti telegiornali nazionali l’attenzione dei giornalisti si è concentrata quasi esclusivamente su questo argomento (e sul risentimento delle famiglie delle vittime perché il Papa non ha chiesto scusa direttamente ai singoli). Molto più spazio avrebbero meritato i discorsi del Santo Padre che hanno accompagnato queste specialissime giornate australiane e, in modo particolare, la vera e propria catechesi che Benedetto XVI ha proposto ai giovani durante la veglia di Randwick. “Credete a ciò che Dio sussurra al vostro cuore” è stata la frase che ha concluso la lunga riflessione proposta agli oltre 250 mila giovani presenti e tramite loro ai giovani del mondo intero. Prima di questa chiusura, breve e profonda, molti altri passaggi di forte intensità hanno toccano al cuore la condizione esistenziale nel mondo di oggi, insistendo sui doni dello Spirito Santo e sulla necessità di farne tesoro. Un paio di brani del discorso esemplificano adeguatamente il tenore del discorso di Benedetto XVI. “Alla fine, la vita non è semplicemente accumulare, ed è ben più che avere successo. Essere vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell’amore di Dio. Accogliendo la potenza dello Spirito Santo, anche voi potete trasformare le vostre famiglie, le comunità, le nazioni. Liberate questi doni! Fate sì che sapienza, intelletto, fortezza, scienza e pietà siano i segni della vostra grandezza”. E ancora: “Custodite la fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nei vostri cuori, perché non abbia a spegnersi, ma anzi arda sempre di più e diffonda luce e calore a chi incontrerete sulla vostra strada, specialmente a quanti hanno smarrito la fede e la speranza”.
Non è facile sintetizzare in lanci giornalistici e titoli di testa questi concetti, ma non è nemmeno un’impresa impossibile per i professionisti dell’informazione. Eppure pochi sono stati nel complesso i giornali e i notiziari televisivi che hanno parlato di Spirito Santo nelle cronache dell’evento, preferendo invece aggiungere al sensazionalismo di cui sopra le statistiche numeriche su quanti erano presenti all’incontro oppure gli impropri (ma, evidentemente, duri a morire) paragoni sulla “capacità mediatica” di Benedetto XVI a confronto con quella del suo predecessore, Giovanni Paolo II. Forse anche alle testate informative è mancato quel coraggio di chiamare le cose con il loro nome che il Papa ha chiesto ai giovani e che probabilmente nel mondo di oggi è un po’ troppo fuori moda.
Marco Deriu
(21 luglio 2008)