I nuovi areopaghi

ANNO PAOLINO

Dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 il Papa ha indetto l’Anno Paolino nel bimillenario della nascita di San Paolo, collocata dagli storici fra il 7 e il 10 d. C. L’apostolo delle genti era prima un persecutore dei cristiani poi, dopo la conversione sulla via di Damasco, divenne il più grande divulgatore del Vangelo viaggiando per mondi sconosciuti, fino ad essere testimone e martire. La sua opera fu quella di portare il cristianesimo nelle nuove culture, lui che era giudeo d’origine, parlava la lingua greca e aveva lo status di “civis romanus”. Si dice spesso che se nascesse oggi San Paolo farebbe il giornalista, data la sua forza comunicativa con l’annuncio portato all’areopago di Atene e la diffusione del messaggio cristiano attraverso le sue lettere. Ma sarebbe anche bello che oggi i giornalisti, divenuti nel frattempo i comunicatori dai nuovi pulpiti, gli areopaghi moderni dei media, facessero come San Paolo. Utilizzassero, cioè, la loro capacità comunicativa e l’uso della parola per annunciare qualcosa di vero e di credibile.

L’Anno Paolino, perciò, oltre a importanti significati religiosi ed ecumenici, consente una profonda riflessione sull’importanza del lavoro dei giornalisti nell’immedesimazione con la grande missione di colui che è definito “il maestro delle genti”. Essere degli odierni San Paolo anche attraverso i media non significa usare linguaggi clericali o fare richiami incomprensibili. Vuol dire entrare dentro la cultura del proprio tempo come fece lui, che viaggiò attraverso l’impero romano dall’Asia Minore, l’odierna Turchia dove nacque, alla Siria, alla Grecia, a Cipro, Malta, fino a Roma, confrontandosi con la sapienza filosofica del proprio tempo, la crisi della religione, il contesto globale, mettendosi così in sintonia con il linguaggio e la lunghezza d’onda che gli uditori sono in grado di comprendere.

Alessandro Rondoni – direttore “Il Momento” (Forlì-Bertinoro)

(10 luglio 2008)