La diretta di Agensir.it
19:00 – PAPA IN TERRA SANTA: VIAN (OSSERVATORE ROMANO), “ALLA RICERCA DELL’AMICIZIA”
“Un viaggio di amicizia per contribuire al raggiungimento di una autentica pace in una delle regioni più tormentate del mondo. A nome della Chiesa cattolica, e insieme agli altri cristiani, agli ebrei, ai musulmani”. Così Gian Maria Vian, in un corsivo su L’Osservatore Romano, definisce il viaggio di Benedetto XVI, “venuto pellegrino in Terra Santa in un itinerario che ha un chiarissimo significato religioso, e insieme politico: la ricerca della pace voluta dall’unico Dio. Per dimostrare al mondo – nonostante tutte le contraddizioni e le difficoltà – che le religioni non sono fattori di violenza ma hanno un ruolo ineliminabile nell’educazione a una convivenza basata sulla giustizia e sulla sicurezza”. Una intenzione, questa, per Vian “apparsa evidente sin dall’arrivo in Israele di Benedetto XVI”, quando ha espresso “una ulteriore inequivocabile condanna dell’antisemitismo”. Altro intento del viaggio papale, il sostegno alla “testimonianza” della Chiesa cattolica, che “desidera solo contribuire alla costruzione di una società più fraterna e più giusta dove realmente e dovunque sia rispettata la dignità di ogni persona umana”. “Fondamentali”, in questa testimonianza, sono “la centralità della famiglia e il ruolo delle donne”, per dimostrare che “il dialogo trilaterale auspicato dal Papa è davvero possibile, nonostante i molti ostacoli, le ingiustizie, i soprusi, le violenze”.
18:11 – PAPA IN ISRAELE: AI LEADER RELIGIOSI, “PROCLAMARE CON CHIAREZZA CIÒ CHE ABBIAMO IN COMUNE” (2)
“La verità ha detto Papa – deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della società. Essa getta luce sulla fondazione della moralità e dell’etica, e permea la ragione con la forza di andare oltre i suoi limiti per dare espressione alle nostre più profonde aspirazioni comuni. Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralità culturale, la verità rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace”. Il discorso si conclude con un accorato appello: “Qualcuno vorrebbe che noi crediamo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come un’inevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al contrario, esse offrono una splendida opportunità per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio”. Infine un incoraggiamento a promuovere “tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al mondo. Dio ci guidi su questa strada!”.
18:10 – PAPA IN ISRAELE: AI LEADER RELIGIOSI, “PROCLAMARE CON CHIAREZZA CIÒ CHE ABBIAMO IN COMUNE”
“Mentre molti sono pronti a indicare le differenze tra le religioni facilmente rilevabili, come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ciò che noi abbiamo in comune”. E’ la proposta che papa Benedetto XVI ha fatto questo pomeriggio ai responsabili delle Organizzazioni per il dialogo interreligioso nell’atteso incontro che si è svolto a Gerusalemme presso il “Notre Dame Jerusalem Centre”. Il concetto di “un’unità che non dipende dall’uniformità” ha fatto da filo conduttore a tutto il discorso del Santo Padre. “Le differenze che analizziamo nel dialogo inter-religioso ha detto il Santo Padre – possono a volte apparire come barriere”, tuttavia ha aggiunto – esse non devono “oscurare” ciò che le religioni hanno in comune e cioè il senso di “timore riverenziale e di rispetto per l’universale, per l’assoluto e per la verità che spinge le persone religiose innanzitutto a stabilire rapporti l’una con l’altra”. “In questo modo, non solo noi possiamo arricchire la cultura ma anche plasmarla”. “Insieme ha proseguito il Papa – possiamo proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo”. Il Papa ha quindi invitato gli esponenti religiosi a “influire sulla vita civile”. (segue)
17:21 – PAPA IN ISRAELE: YAD VASHEM, “PERENNE CONDANNA” (2)
“Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volontà vigilare per sradicare dal cuore dell’uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa!” ha aggiunto Benedetto XVI. “La Chiesa Cattolica prova profonda compassione per le vittime qui ricordate e si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione. Ribadisco l’impegno della Chiesa a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che l’odio non regni mai più nel cuore degli uomini”. “Mentre siamo qui in silenzio ha concluso – il loro grido echeggia ancora nei nostri cuori. È un grido che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente. È il grido di Abele che sale dalla terra verso l’Onnipotente. Sono profondamente grato a Dio e a voi per l’opportunità che mi è stata data di sostare qui in silenzio: un silenzio per ricordare, un silenzio per sperare”.
17:20 – PAPA IN ISRAELE: YAD VASHEM, “PERENNE CONDANNA”
“La memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah” è stata oggi onorata da Benedetto XVI nella visita al mausoleo dello Yad Vashem, a Gerusalemme. “Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente ha affermato il Papa – uno può derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libertà. Si può intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si può mai portar via il nome di un altro essere umano”. (segue)
16:16 – PAPA IN ISRAELE: “SICUREZZA NON È SOLO ASSENZA DI MINACCIA”
“Odo il grido di quanti vivono in questo Paese che invocano giustizia, pace, rispetto per la loro dignità, stabile sicurezza, una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di insensata violenza”. Il tema, caro ad Israele, della sicurezza è risuonato oggi, a Gerusalemme, nel discorso che Benedetto XVI ha tenuto durante la visita al presidente israeliano Shimon Peres. Il Papa ha richiamato il termine ebraico di sicurezza, “batah”, per spiegare che “sicurezza deriva da fiducia e non si riferisce soltanto all’assenza di minaccia ma anche al sentimento di calma e di confidenza. Sicurezza, integrità, giustizia e pace nel disegno di Dio per il mondo sono inseparabili”. Per il Pontefice “vi è una via soltanto per proteggere e promuovere tali valori: esercitarli! viverli! Nessun individuo, nessuna famiglia, nessuna comunità o nazione è esente dal dovere di vivere nella giustizia e di operare per la pace. Naturalmente ha puntualizzato – ci si aspetta che i leader civili e politici assicurino una giusta e adeguata sicurezza per il popolo a cui servizio essi sono stati eletti. Il vero interesse di una nazione viene sempre servito mediante il perseguimento della giustizia per tutti”. Benedetto XVI ha voluto poi ricordare tutti coloro che si impegnano per la pace e solidarietà “umili abbastanza per perdonare, hanno il coraggio di tener stretto il sogno che è loro diritto”.
16:14 – PAPA IN ISRAELE: IL CONTRIBUTO DELLE RELIGIONI ALLA PACE
La pace “è un dono divino” e il contributo che le religioni possono dare nel perseguirla si fonda “primariamente sulla ricerca appassionata e concorde di Dio”. Da qui la necessità che i leader religiosi siano “coscienti che qualsiasi divisione o tensione, ogni tendenza all’introversione o al sospetto fra credenti o tra le nostre comunità può facilmente condurre ad una contraddizione che oscura l’unicità dell’Onnipotente”. E’ in sintesi quanto ha detto Benedetto XVI nel discorso tenuto durante la visita al presidente israeliano Shimon Peres, nel pomeriggio a Gerusalemme. Per il Papa, “la città santa, permette ad ebrei, cristiani e musulmani sia di assumersi il dovere che di godere del privilegio di dare insieme testimonianza della pacifica coesistenza a lungo desiderata dagli adoratori dell’unico Dio”. “Impegniamoci dunque ha esortato – ad assicurare che, mediante l’ammaestramento e la guida delle nostre rispettive comunità, le sosterremo nell’essere fedeli a ciò che veramente sono come credenti, sempre consapevoli dell’infinita bontà di Dio, dell’inviolabile dignità di ogni essere umano e dell’unità dell’intera famiglia umana”. Nel corso dell’incontro Benedetto VVI ha salutato la famiglia del militare israeliano Gilad Shalit, prigioniero da 1050 giorni di militanti palestinesi.
15:50 – PAPA IN ISRAELE: ANTISEMITISMO, GOLDSTAUB (CDEC) “CHIARIMENTO INOPPUGNABILE”
“Un chiarimento assoluto ed inoppugnabile dopo Williamson. Più chiaro di così non sarebbe stato possibile”. La condanna dell’antisemitismo da parte di Benedetto XVI, nel suo discorso di saluto, rivolto, all’arrivo a Tel Aviv, alle più alte cariche dello Stato israeliano, viene salutata con soddisfazione da Adriana Goldstaub, dell’Archivio del pregiudizio antiebraico e dell’antisemitismo contemporaneo del Cdec, (Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea). “La posizione assunta dal Papa in Israele riempie ogni spazio legato ad un tema così sensibile sia alla cultura contemporanea che al cattolicesimo” dice al Sir Goldstaub per la quale anche “la visita allo Yad Vashem, rappresenta una risposta forte”. Nonostante ciò, ammette l’esperta del Cdec, “è vero che “le dichiarazioni di Williamson potrebbero essere tirate fuori anche in futuro da chi vuole fare polemica col Papa”. Nel suo discorso Benedetto aveva detto di “pregare affinché l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità. Sfortunatamente, l’antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi”.
12:23 – PAPA IN TERRA SANTA: IMAM PALLAVICINI (COREIS), IN NOME DELLA “FRATELLANZA UNIVERSALE”
Il viaggio del Papa in Terra Santa “rappresenta l’occasione di riscoprire la fratellanza spirituale che dovrebbe sempre ispirare gli atti dei religiosi di ogni latitudine e cultura in tutte le responsabilità intellettuali, politiche, sociali e personali cui sono chiamati”. Lo dichiara il Vice Presidente della Coreis (Comunità Religiosa Islamica) Italiana Yahya Pallavicini da Bruxelles a margine dell’incontro che si sta svolgendo oggi tra i principali leader religiosi europei, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e le più alte cariche dell’Unione. “Ci auguriamo aggiunge l’imam Pallavicini – che Oriente e Occidente, Cristianesimo e Islam, cristiani orientali, arabi o africani e musulmani occidentali, europei e italiani sappiano riscoprire e trasmettere il senso dell’universalità della religione, che non può essere condizionata dalla geografia, delle etnie, dagli steccati ideologici o dagli stereotipi dell’immaginazione”. “Sarebbe un grande insegnamento per l’Europa contemporanea, che sembra oggi in crisi di valori e, nello stesso tempo, spaventata dal valore della crisi”. L’incontro dei leader religiosi con il presidente Barroso è dedicato a “La crisi economica e finanziaria: contributi etici per la gestione economica europea e globale”.
12:19 – PAPA IN ISRAELE: HERNANDEZ (PARROCO GAZA), “ANCORA NIENTE PERMESSI PER I CRISTIANI DI GAZA”
“I permessi non sono stati ancora dati, se non arriveranno entro domani, il rischio concreto è che i cristiani di Gaza non potranno raggiungere Betlemme il 13 maggio per incontrare Benedetto XVI”. Nel giorno in cui il Papa, al suo arrivo in Israele, ha auspicato che “i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni” da Gaza arriva un appello affinché “la situazione venga sbloccata al più presto”. Dichiara al Sir il neo parroco della Striscia, padre Jorge Hernandez: “stiamo cercando da giorni di ottenere una risposta dalle autorità israeliane per il rilascio dei visti che dovrebbero essere circa 80 sui 250 richiesti. Ma finora senza esito. Considerando che il Pontefice sarà a Betlemme il 13 maggio, domani è l’ultimo giorno disponibile per avere il rilascio dei permessi. Se questi, infatti, ci venissero consegnati lo stesso giorno dell’arrivo del Papa per noi sarà impossibile essere presenti”. “A chi della parrocchia mi chiede notizie non posso far altro che rispondere che bisogna attendere. Nonostante ciò nutriamo la forte speranza che la situazione possa trovare una soluzione positiva. Le parole di oggi del Santo Padre in questo senso ci confortano e rassicurano”.
10:34 – PAPA IN ISRAELE: AI CATTOLICI, “DIFENDETE LA VITA” PER CONTRIBUIRE ALLA FINE DELLA GUERRA
L’importanza della famiglia anche per sanare le divisioni interne alla società e tra gli uomini. E’ il particolare Messaggio che Benedetto XVI ha rivolto oggi, al suo arrivo a Tel Aviv, primo momento della sua tappa israeliana, ai vescovi e ai fedeli cattolici di Terra Santa. “La famiglia è la prima ed indispensabile maestra di pace ha detto il Papa – e pertanto ha un ruolo vitale da svolgere nel sanare le divisioni presenti nella società umana ad ogni livello. Alle comunità cristiane della Terra Santa dico: attraverso la vostra fedele testimonianza a Colui che predicò il perdono e la riconciliazione, attraverso il vostro impegno a difendere la sacralità di ogni vita umana, potrete recare un particolare contributo perché terminino le ostilità che per tanto tempo hanno afflitto questa terra. Prego che la vostra continua presenza in Israele e nei Territori Palestinesi porti molto frutto nel promuovere la pace e il rispetto reciproco fra tutte le genti che vivono nelle terre della Bibbia”. Il 14 maggio, a Nazareth, Benedetto XVI concluderà le celebrazioni dell’Anno della Famiglia indetto in Terra Santa.
10:33 – PAPA IN ISRAELE: PREGA “PER UNA SOLUZIONE GIUSTA E DURATURA” DEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE
“Supplico quanti sono investiti di responsabilità ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti”. Con queste parole, pronunciate nel suo primo discorso in terra israeliana, presso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, Benedetto XVI ha posto l’accento sul tema della pace: “vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in modo speciale per la pace pace qui nella Terra Santa e in tutto il mondo”. Per il Papa è “del tutto evidente che per decenni la pace ha tragicamente eluso gli abitanti di questa terra santa. Gli occhi del mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi lottano per giungere ad una soluzione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. Le speranze per un futuro più sicuro e più stabile dipendono dall’esito dei negoziati di pace fra Israeliani e Palestinesi”. A tale riguardo, ha invocato “un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità”. Benedetto XVI ha inoltre auspicato che “i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto”.
10:32 – PAPA IN ISRAELE: “ANTISEMITISMO INACCETTABILE E RIPUGNANTE”
“Totalmente inaccettabile”. La visita apostolica di Benedetto XVI in Israele, è cominciata con una condanna dell’antisemitismo ed un pensiero all’Olocausto. Giunto a Tel Aviv, proveniente da Amman, il Papa nel suo primo discorso, presso l’aeroporto Ben Gurion, ha ricordato come “la Santa Sede e lo Stato di Israele condividono molti valori, primo fra tutti l’impegno di riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita della società” ed affermato che “quando la dimensione religiosa della persona umana viene negata o posta ai margini, viene messo in pericolo il fondamento stesso di una corretta comprensione dei diritti umani inalienabili”. “Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana – ha detto il Papa – è giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità. Sfortunatamente, l’antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo”.
09:26 – PAPA IN GIORDANIA: AI GIORDANI, “COSTRUIRE SULLE SOLIDE FONDAMENTA DELLA TOLLERANZA RELIGIOSA”
Al momento di lasciare la Giordania, per volare in Israele, dove proseguirà la sua visita pastorale, Benedetto XVI ha voluto, ancora una volta “incoraggiare tutti i Giordani, sia Cristiani che Musulmani, a costruire sulle solide fondamenta della tolleranza religiosa che rende capaci i membri delle diverse comunità di vivere insieme in pace e mutuo rispetto”. Nella cerimonia di congedo, tenutasi questa mattina all’aeroporto Queen Alia di Amman, il Papa ha voluto ringraziare il re Abdullah II per l’ospitalità ricordandone anche il grande impegno “nel promuovere il dialogo inter-religioso”. “Prendo anche atto con gratitudine della particolare considerazione che egli dimostra verso la comunità cristiana in Giordania ha poi aggiunto il Pontefice – questo spirito di apertura non solo aiuta i membri delle diverse comunità etniche in questo Paese a vivere insieme in pace e concordia, ma ha anche contribuito alle iniziative politiche lungimiranti della Giordania per costruire la pace in tutto il Medio Oriente”. Benedetto XVI ha poi ripercorso alcune delle esperienze vissute in questi ultimi tre giorni, tra i quali ha citato “le mie visite ai luoghi santi ed i momenti di preghiera che abbiamo celebrato insieme”.