TERRA SANTA
Le visite alla basilica del memoriale di Mosè, sul monte Nebo, al sito del battesimo sul fiume Giordano e al museo hascemita e alla moschea al-Hussein Bin-Talal di Amman, gli incontri con i sacerdoti, religiosi, movimenti e con i capi religiosi musulmani. Sono questi alcuni degli appuntamenti in programma nella tappa in Giordania (8-11 maggio) del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Terra Santa. Delle attese e dei significati di questa visita nel regno hascemita, il SIR ha parlato con il nunzio apostolico in Giordania e Iraq, l’arcivescovo Francis Assisi Chullikat.
Con quale spirito Benedetto XVI compirà questo viaggio apostolico in Terra Santa, in cui sono compresi anche tre giorni in Giordania (8-10 maggio)?
“Come leader spirituale di più di un miliardo di cattolici nel mondo, il Papa ha il desiderio di incontrare i cristiani, cattolici e non cattolici, della Terra Santa. Così facendo intende mostrare loro, e ai fratelli delle altre religioni, tutta la sua preoccupazione poiché continuano a vivere in assenza di pace. Il Santo Padre viene dunque per dare sostegno e incoraggiamento a tutti coloro che perseverano nel cercare la pace e rimanere saldi nella lotta per costruire un mondo migliore dove regnino pace, sicurezza e prosperità”.
Che significato assume per la Giordania ricevere la visita del Papa?
“La Giordania, come parte della Terra Santa, è profondamente radicata nella Chiesa in Medio Oriente, alla sua civiltà e alla sua storia che appartengono all’eredità dell’umanità intera. La Giordania, con l’intera Terra Santa, è perciò una delle principali preoccupazioni della Chiesa cattolica, specie alla luce del numero sempre più basso dei cristiani in Medio Oriente. Il viaggio del Papa in Giordania servirà anche a incoraggiare e ad animare la vita della Chiesa nella Regione. Non dimentichiamo, poi, che la Giordania è il primo Paese arabo ad essere visitato da Benedetto XVI da quando è diventato Papa nel 2005. E questo è un motivo di orgoglio per il Paese che si esprime anche nella eccellente preparazione che Chiesa locale e Governo stanno realizzando per una degna accoglienza del Pontefice”.
Una visita che ha anche il sapore di un riconoscimento per il Regno hascemita da sempre impegnato per la pace nel turbolento scacchiere mediorientale…
“In tante occasioni il Santo Padre ha riconosciuto il ruolo centrale della Giordania nella ricerca di una pace durevole nella regione. A tale riguardo Benedetto XVI spera che tutti gli uomini e donne di buona volontà di Terra Santa possano udire il forte appello alla riconciliazione, al dialogo, alla pace, al negoziato, e seguirlo con coraggio per costruire un mondo in cui a trionfare siano il diritto, la giustizia e il rispetto reciproco”.
Che Paese troverà Benedetto XVI?
“La popolazione di questa regione ha fame e sete di giustizia e di pace. Il Pontefice conoscerà una nazione pacifica dove cristiani e musulmani vivono nel rispetto reciproco, in armonia, lavorando insieme per il bene comune. L’alto numero di organizzazioni cattoliche caritative è l’esempio di questa collaborazione e coesistenza”.
Realisticamente, cosa è lecito attendersi da questo viaggio?
“Sono certo che il viaggio contribuirà al dialogo interreligioso ed ecumenico specialmente con i nostri fratelli della Chiesa ortodossa. Ad aspettare il Papa ci sarà anche una vibrante Chiesa cattolica composta da circa 140 mila fedeli. Si tratta di comunità vive, che fanno la loro parte nello sviluppo del Paese, nel promuovere la solidarietà specie verso coloro che soffrono la povertà e l’ingiustizia, senza badare alla fede, alla razza, alla provenienza. Accettando l’invito del Re, Benedetto XVI ha voluto dimostrare tutta la sua cura paterna verso il gregge giordano. Sarà una visita unica che attirerà l’attenzione internazionale su questa regione”.
La Chiesa cattolica in Giordania
In Giordania vivono 140 mila cattolici: tra loro si contano 90 mila fedeli di origine araba, 30 mila di altri Paesi, in gran parte del sud-est asiatico e 20 mila fedeli iracheni (tra caldei, siriaci e armeni) che hanno trovato rifugio nel Paese in questi anni per sfuggire alle violenze settarie scoppiate con la guerra irachena. La maggioranza di arabi cattolici, circa 50 mila, appartiene al Patriarcato latino di Gerusalemme che comprende anche Palestina, Israele e Cipro. I restanti 40 mila, invece, fanno parte della arcidiocesi greco-melchita di Petra. Diversi i riti presenti: oltre al latino, quello greco-melchita, il maronita, l’armeno, il caldeo e il siriaco. Settanta i preti impegnati nell’apostolato e assistiti da 300 religiose nei campi dell’istruzione, della sanità, dell’assistenza agli anziani, dei centri per la vita e per la riabilitazione. Nel campo dell’istruzione spicca il progetto di costruzione dell’università di Madaba del Patriarcato latino la cui prima pietra verrà benedetta proprio dal Papa durante la sua visita, il 9 maggio.
(01 aprile 2009)