PAPA IN TERRA SANTA
Per desiderio dei cattolici di Terra Santa, condiviso da papa Benedetto, la visita del Pontefice dall’8 al 15 maggio nei Luoghi Santi avrà carattere preminentemente pastorale. In Giordania il pellegrinaggio sarà concentrato intorno all’idea della Chiesa, a Gerusalemme sulla pace, a Betlemme sulla vita, a Nazareth sulla famiglia. Una scelta non casuale, legata com’è alla specificità di ciascuna delle quattro tappe del viaggio. Ad anticiparci informazioni sulla visita apostolica è mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, vescovo di Nazareth e ausiliare del patriarca di Gerusalemme per Israele. Originario della diocesi di Vittorio Veneto, mons. Marcuzzo è stato intervistato da “L’Azione”, settimanale della diocesi vittoriese.
Mons. Marcuzzo, è vero che in Terra Santa vi erano delle perplessità sull’opportunità di una visita del Papa in questo momento?
“Prima di Natale, appena era uscita l’idea di un possibile viaggio del Papa, noi non eravamo entusiasti al cento per cento perché vedevamo un po’ di nuvole. Avevamo individuato alcune difficoltà: la prima riguardava la sicurezza, non tanto per la persona del Papa, piuttosto temevamo che questa questione diventasse un impedimento alla partecipazione della gente in gran numero. Poi c’era il conflitto tra israeliani e palestinesi, forse l’ostacolo più grosso. Terzo: il clima con i musulmani. Ma sia qui sia in Vaticano ci siamo detti: se aspettiamo il momento ideale perché il Papa venga in Terra Santa, egli non verrà mai. Adesso, tutto sommato, anche se ci sono tanti problemi, è un momento meno violento di altri. La prova sta nel gran numero di pellegrini che visitano la nostra terra. C’è un clima di non violenza. E la visita del Papa potrebbe contribuire a migliorare l’atmosfera e la fiducia tra israeliani e palestinesi. Ci sono problemi seri tra le due parti ma la questione di base è l’atmosfera, la fiducia e il clima”.
Con quali autorità s’incontrerà il Papa?
“In Giordania incontrerà le autorità giordane, in Palestina quelle palestinesi, in Israele quelle israeliane. Da questo punto di vista il programma è molto equilibrato. Ma per noi non è l’aspetto ufficiale-diplomatico quello più importante. Per noi contano soprattutto gli aspetti pastorale (visita alla Chiesa locale), spirituale (il pellegrinaggio nei Luoghi Santi), interreligioso ed ecumenico”.
Come mai questa sottolineatura?
“Nel 2000 durante la visita di papa Giovanni Paolo II l’aspetto ufficiale aveva prevalso su quello pastorale. A Gerusalemme i nostri cristiani non videro il Papa nonostante si fosse fermato quattro giorni. Diversamente questa volta sono in programma messe all’aperto in Giordania, a Gerusalemme (nella valle del Cedron davanti alla basilica di Getsemani), e qui a Nazareth sulla montagna del Precipizio”.
In questo senso va letta anche la frase del Vangelo che fa da logo alla visita: “Tu es Petrus”?
“Abbiamo scelto la frase Tu sei Pietro perché il Papa viene per confermare i suoi fratelli nella fede, radicare la presenza cristiana in Terra Santa, rafforzare i nostri rapporti con gli altri. Il logo è bellissimo: rappresenta la famosa statua che c’è sulla riva del lago di Tiberiade, il luogo in cui Pietro disse a Gesù: Sì, Signore ti amo dopo che Gesù gli chiese per tre volte: Mi ami tu? Pasci le mie pecorelle“.
I preparativi a Nazareth come vanno?
“Ci ha preso tanto tempo la preparazione del luogo della messa all’aperto sul monte del Precipizio, una piccola collina, un posto bellissimo da cui si ha un bel panorama su tutta la bassa Galilea, fino al Golan e alla Giordania. Dietro all’altare del Papa si potrà vedere Nazareth come in una cartolina. Ci sarà posto per 40 mila persone. Inoltre proprio qui a Nazareth ci sarà un incontro specifico con i capi religiosi di tutte le comunità religiose che convivono in Israele: gli ebrei, i musulmani, cristiani non cattolici, drusi… Infine, qui il Papa benedirà la prima pietra del famoso Centro internazionale per la spiritualità della famiglia voluto da Giovanni Paolo II, soprattutto per le famiglie pellegrine”.
I credenti ebrei come vedono questo pellegrinaggio?
“Le vicende che hanno provocato tensione tra Chiesa cattolica ed Ebraismo, pur essendo importanti non sono sostanziali per il dialogo cattolici-ebrei. Penso alle esternazioni del vescovo Williamson, alla preghiera del Venerdì Santo, alla beatificazione di Pio XII. Il fatto stesso che si faccia questo pellegrinaggio e avvengano degli incontri, aiuterà a spazzare via le nuvole che ci sono sopra le nostre relazioni. La visita del Papa mostrerà quanto ebrei e cristiani siano vicini”.
a cura di Federico Citron
(06 maggio 2009)