Elezioni europee
Tra meno di quattro mesi 375 milioni di elettori, in rappresentanza di 500 milioni di cittadini, saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Ue. Nei giorni compresi fra il 4 e il 7 giugno – con sistemi elettorali differenti da Paese a Paese e sulla base di liste nazionali – verranno scelti i 736 eurodeputati per la legislatura 2009-2014, chiamati a votare le leggi comunitarie e a dar voce ai popoli degli Stati aderenti. Ma qual è l’Europa che questi deputati porteranno nelle sedi dell’Unione? Quale il profilo demografico, sociale, economico, culturale del vecchio continente?
Dietro Cina e India, davanti agli Usa. L’Unione europea, sorta come Comunità economica europea nel 1957 per volontà di sei Paesi fondatori (Germania, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), oggi comprende 27 Stati. Si tratta di una grande comunità sovranazionale, plurilingue e multiculturale, con una superficie territoriale di oltre 4 milioni di chilometri quadrati, ossia un quarto circa della Russia, meno della metà degli Stati Uniti e della Cina e di poco superiore all’India. Ma, stando alla popolazione, l’Ue è sopravanzata solo da Cina e India, che contano ben oltre un miliardo di abitanti ciascuna. L’Europa comunitaria, invece, supera gli Stati Uniti (295 milioni di cittadini), la Russia (145) e il Giappone (128).
Dal più “grande” al più “piccolo”. Per quanto attiene la superficie territoriale, la Francia è il Paese più grande dell’Unione, con 550mila chilometri quadrati di suolo nazionale, seguita da Spagna (506mila), Svezia (410), Germania (357), Finlandia (304), Italia (295), Regno Unito (243) e Romania (230). Seguono, in questa particolare “classifica”, numerosi Paesi di medie dimensioni, fino a giungere ai più piccoli, come Slovenia (20mila chilometri quadrati), Cipro (9mila), Lussemburgo (poco più di 2mila) e Malta (300 chilometri quadrati). Rispetto alla popolazione, la Germania risulta invece al primo posto, con 82 milioni di abitanti (i dati sono tutti arrotondati), seguita da Francia (63), Regno Unito (60), Italia (59), Spagna (43), Polonia (38). La situazione negli altri Stati membri è molto differenziata, contemplando i 21 milioni di cittadini della Romania, i 10 milioni e mezzo del Portogallo, i 5 milioni della Slovacchia, fino a realtà demografiche inferiori al milione di abitanti come a Cipro, Lussemburgo e Malta.
Banche dati comunitarie e nazionali. Le fonti per “fotografare” l’Europa sono molteplici. Eurostat è l’ufficio statistico dell’Ue e possiede una banca dati sterminata: periodicamente questo istituto di studi produce ricerche quantitative e qualitative che consentono di conoscere la situazione continentale e l’evoluzione sotto vari aspetti: dalla mobilità della popolazione all’occupazione, dalle performance economiche fino alle patologie mediche. Eurostat collabora con gli istituti statistici nazionali, dai quali trae buona parte dei dati che vengono elaborati in sede comunitaria. Ma per conoscere l’Unione esistono anche fonti attendibili fornite dagli istituti di ricerca privati, dalle università, dalle Camere di commercio o degli enti territoriali. Non mancano numerosi istituti demoscopici, fra i quali quello comunitario denominato Eurobarometro.
La densità abitativa. Tornando all’Ue e raffrontando la superficie dei singoli Paesi e la popolazione, è possibile stabilire quali sono i territori più densamente popolati. Fra i Paesi di maggiori dimensioni, il Regno Unito ha una densità che si aggira attorno ai 247 residenti per chilometro quadrato, seguita dalla Germania (231), dall’Italia (194), dalla Polonia (122), fino ai dati più contenuti di Francia (110) e Spagna (85). Ma il Portogallo conta 114 abitanti per ogni chilometro quadrato (in ogni Stato andrebbero poi considerate le notevoli differenze regionali), la Slovacchia 109, la Lituania 53, per risalire, con Cipro, a 130.
Un’Europa con i capelli bianchi. Un elemento che si considera sempre nelle analisi socio-demografiche è l’aspettativa di vita calcolata al momento della nascita. Su questo fronte si può rilevare come gli europei vivano sempre più a lungo. I maschi che nascevano negli anni ’60 potevano infatti sperare di vivere (mediamente) fino a 67 anni, mentre oggi il dato si è portato oltre i 75 anni. Per le femmine l’aspettativa di vita era allora di 73 anni, oggi supera gli 80. Ciò significa che nell’Ue la percentuale di popolazione anziana cresce e attualmente gli ultra-ottantenni sono il 4% del totale. Diminuisce, in parallelo, la presenza dei giovani: i ragazzi che hanno un’età inferiore ai 18 anni rappresentano infatti meno di un quinto del totale. In alcuni Paesi i teen-ager sono, grazie a un tasso di natalità più vivace, ancora un discreto numero, come a Cipro, dove raggiungono il 28% della popolazione; ma negli altri Paesi la loro presenza varia dal 17% registrata in Italia, Spagna e Bulgaria, al 18% della Germania, per arrivare al 21% di Francia, Slovacchia e Lituania.
(06 febbraio 2009)