Un voto per il futuro

Elezioni europee

“Le prossime elezioni europee rappresentano un appuntamento importante per l’Europa; si tratta di sostenere l’intenzione originaria dei padri fondatori dell’Europa per assicurare un solido avvenire di Pace. Attraverso la solidarietà e la giustizia”. Per questo motivo “astenersi dall’andare a votare significa dare la precedenza all’individualismo rispetto alla giustizia e alla fraternità”. Così mons. Gérard Defois, presidente di “Giustizia e Pace in Europa” presenta il documento che la sua Commissione ha elaborato in vista delle elezioni europee di giugno, invitando i cittadini europei ad andare a votare. Nel testo vengono dati alcuni criteri per il voto degli elettori ed alcune indicazioni per i parlamentari che saranno eletti. Il documento della Conferenza delle Commissioni europee “Giustizia e Pace” fa parte di una serie di pronunciamenti che in questi mesi alcuni episcopati in Europa (Francia, Portogallo, Polonia) e organismi europei (Comece) hanno espresso in vista delle elezioni parlamentari europee.

Diritti umani e crisi economica. “La promozione e la salvaguardia dei diritti umani devono restare sempre al centro dell’agenda del Parlamento europeo e guidare i suoi dibattiti”. È questo l’assunto principale sulla base del quale la Conferenza delle Commissioni europee “Giustizia e Pace” ha elaborato il suo messaggio per le elezioni europee. Partono da questo assunto vari temi, il primo dei quali è la crisi economica e finanziaria. “L’Unione europea – scrive “Giustizia e Pace” – come attore economico di primo piano a livello mondiale, ha bisogno più che mai di uomini politici capaci di mettere la persona umana al centro del sistema economico e finanziario e di impegnarsi per la giustizia sociale e l’equità”. I vescovi aggiungono: “Nonostante il livello di sviluppo dell’Unione, una parte importante della popolazione europea vive in condizioni precarie o ad alto rischio di caduta al di sotto della soglia di povertà. L’Europa si trova di fronte ad un vero e proprio rischio, quello di un aumento delle disparità all’interno della popolazione. Una risposta adeguata al problema della povertà, che ha molte sfaccettature, passa tra le altre cose, attraverso il miglioramento dei servizi sanitari e accesso alle cure e all’istruzione e attraverso l’attuazione di politiche per l’occupazione”.

Immigrazione. Un intero passaggio del documento è riservato al problema delle immigrazioni. “Periodi di mantenimento eccessivi e irragionevoli – scrive “Giustizia e Pace” – e politiche inadeguate in materia di ricongiungimento familiare sono contrarie al rispetto dei diritti dell’uomo ai quali i nostri Paesi sono legati”. “Il rapido mutamento della situazione mondiale – si legge ancora nel testo – ha visto crescere in maniere significativa, ancora una volta, il numero delle persone costrette a lasciare il loro Paese a causa delle persecuzioni, delle guerre, della povertà o di altre cause. La sicurezza e la prosperità delle nostre città e dei nostri paesi europei rappresentano quella sicurezza e quella stabilità alle quali queste persone aspirano”. Da qui un appello ai nuovi parlamentari europei che saranno eletti: “Nel momento in cui l’Unione europea ha fatto dell’immigrazione una delle sue priorità, i parlamentari europei sono chiamati a fare in modo che l’Unione europea elabori politiche comuni giuste in materia di asilo e di immigrazione che garantiscano un trattamento equo e umano ai rifugiati, ai richiedenti asilo, ai migranti”.

Politiche per lo sviluppo. Il discorso si amplia alle politiche per lo sviluppo. Secondo la Commissione, “nessuno può davvero sperare che un vero partenariato possa essere stabilito tra Nord e Sud senza una volontà reale ed una politica efficace di sviluppo duratura”, anche perché “è interesse dell’Europa che i Paesi in via di sviluppo registrino un reale progresso economico, sociale e politico”. La Commissione sottolinea però che gli Stati membri dell’Unione europea non raggiungono l’obiettivo di devolvere lo 0,7% del prodotto interno lordo all’aiuto allo sviluppo. Da qui la richiesta ai parlamentari europei di garantire “gli obiettivi” del millennio che furono stabiliti dall’Onu nel 2000.

Pace e riconciliazione. Il documento si conclude con un riferimento all’Europa come promotrice per vocazione di una cultura nel mondo della pace e della riconciliazione. “Il bisogno di proseguire su questa strada non è meno urgente oggi rispetto a ieri… Ogni membro del Parlamento europeo può contribuire attivamente a questo bisogno urgente di pace e di comprensione sul suolo europeo e al di là della sue frontiere”.

(15 maggio 2009)