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DIO OGGI – ANNO SACERDOTALE

“Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare. Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente”. Da questo pensiero di Benedetto XVI muove il convegno internazionale “Dio Oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto” che il Comitato per il progetto culturale della Cei promuove dal 10 al 12 dicembre a Roma (Auditorium Conciliazione). L’appuntamento si terrà nel mezzo dell’Anno Sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI (19 giugno 2009 – 11 giugno 2010). Guardando a questi due eventi, abbiamo rivolto alcune domande a mons. Mauro Piacenza, segretario della Congregazione per il clero.

Eccellenza, c’è un filo che lega l’Anno Sacerdotale con il convegno Cei?
“L’iniziativa della Cei è un evento nazionale, mentre l’Anno Sacerdotale riguarda la Chiesa universale e viene celebrato in tutto il mondo da ogni diocesi. Certamente il tema scelto per il prossimo convegno Cei pone al centro la rilevanza pubblica della fede, un tema molto caro alla Chiesa, perché riguardante direttamente la Libertas Ecclesiae e la storia insegna che la garanzia delle più ampie libertà pubbliche e civiche è coincidente con il riconoscimento della libertà religiosa. I sacerdoti, in tal senso, sono essi stessi ‘dimensione pubblica’ della fede!”.

In che modo oggi il sacerdote può essere pastore secondo il cuore di Dio?
“Ciò che deve sempre caratterizzare il sacerdote è lo sguardo rivolto al cielo, per trarne ispirazione e giudizio nel trattare le cose della terra! Dal sacerdote il popolo attende la Parola di salvezza, la dottrina certa, i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, che nutre il cammino cristiano, e la penitenza, che riconcilia con Dio! Il popolo ha bisogno di incontrare nel sacerdote una paternità unica, resa possibile anche dal preziosissimo dono del sacro celibato, la quale affonda le proprie ragioni e radici nell’esperienza di straordinaria predilezione di cui ogni chiamato al ministero è stato fatto oggetto da Dio. Le virtù personali e lo stesso abito ecclesiastico sono trasparenza di questa identità sacerdotale che, non confusa con il mondo, domanda di poter essere riconosciuta da tutti”.

Il Papa ha più volte ribadito la necessità di portare di nuovo “in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente”. Un’istanza che riguarda in modo particolare i sacerdoti?
“La missione è un elemento costitutivo della Chiesa, cattolica ed apostolica, e del sacerdozio. La presenza, poi, di Dio nel mondo è un dato oggettivo, che non dobbiamo ‘portare’, ma semplicemente educare a riconoscere. In tal senso, in ogni ambito, e specialmente in quello della formazione e della cultura, è fondamentale essere testimoni credenti e credibili. Se si è veramente credenti si è pure davvero credibili. Se non torniamo ad educare, soprattutto le nuove generazioni, veniamo meno al mandato apostolico! La Chiesa non può permettersi, come purtroppo sta facendo larga parte della società, di rinunciare all’educazione dei giovani. Ciò equivarrebbe a rinunciare al futuro e ad ogni possibilità di riconoscere Dio nel mondo. I sacerdoti, anche in tal senso, sono i primi educatori, sono in prima linea!”.

Guardando all’esempio del Curato d’Ars, con quali parole i sacerdoti possono annunciare e testimoniare Dio oggi?
“Il Curato d’Ars è innanzitutto sacerdote di Gesù Cristo, è realmente nell’imitazione di Cristo Sommo Sacerdote e nella missione compiuta nel suo nome che si rivela il carisma pastorale. È Cristo stesso che unifica il Santo, attraverso la grazia battesimale e soprattutto sacerdotale. San Giovanni Maria Vianney è ‘totalmente sacerdote’ in ciascuna delle sue scelte e dei suoi gesti, in tutto il suo essere, e ne è pienamente cosciente! Questa profonda unione gli permette di accompagnare il Signore nell’orto degli ulivi, nella passione, fin sulla Croce. Egli ha coscienza, come sacerdote, di essere uno degli strumenti privilegiati (e da qui il grande senso di responsabilità) per condurre il mondo a Dio. Discepolo di Cristo egli fu pienamente figlio della Chiesa, dalla quale ha ricevuto molto ed alla quale ha donato tutto, rimanendone sempre un umile ed obbediente figlio. ‘Andiamo a vedere Dio in un uomo’ si disse da parte di chi si recava ad Ars. Se si può dire questo dei sacerdoti significa che essi annunciano e testimoniano Dio, oggi come ieri e come domani”.

Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi mass media possono essere al servizio della Parola ?
“Certamente, ogni mezzo onesto può essere legittimamente ed efficacemente utilizzato, a due condizioni: che sia chiaro che si tratta di un ‘mezzo’ e, soprattutto, che non lo si sostituisca mai al rapporto interpersonale, che è il modo utilizzato da Dio per farsi conoscere. La ‘Communio’ appartiene all’ordine dei fini ed è assolutamente necessario rispettarne la natura, mentre la comunicazione, anche informatica, appartiene all’ordine dei mezzi e può lecitamente essere descritta come un mezzo, forse come uno dei mezzi oggi necessari ed efficaci, ma sempre e comunque un mezzo. Non credo proprio che un sacerdote possa passare più tempo davanti allo schermo del computer che nel confessionale o davanti al tabernacolo. Sarebbe preoccupante! Anche la nostra Congregazione ha inaugurato lo scorso 19 giugno un sito internet, molto ricco di materiale e costantemente aggiornato, interamente dedicato all’Anno Sacerdotale: www.annussacerdotalis.org“.

Nel videomessaggio ai partecipanti al ritiro sacerdotale internazionale di Ars, il Papa ha tra l’altro ricordato che “il sacerdote, scelto tra gli uomini, resta uno di essi ed è chiamato a servirli donando loro la vita di Dio”. Quali sfide ed impegni nell’attuale società?
“Certamente il nostro tempo, con notevoli differenze tra Occidente secolarizzato e relativista ed altre parti del mondo nelle quali, invece, il senso del Sacro è ancora molto forte, vive alcune tentazioni che inevitabilmente intaccano anche il ministero sacerdotale e che, anche con l’aiuto di questo Anno, sarà necessario iniziare a correggere. Penso, ad esempio, alla tentazione dell’attivismo, che investe non pochi sacerdoti, i quali, se talora sembrano eroici nella totale dedizione, tuttavia non di rado mettono a rischio la propria stessa vocazione e l’efficacia dell’apostolato, se non permangono stabilmente in quel rapporto vitale con Cristo che si nutre di silenzio, preghiera, Lectio divina e, soprattutto, di adorazione eucaristica. Un’ulteriore sfida è rappresentata, anche, dall’apparente ‘indifferenza’ del mondo nei confronti del ministero sacerdotale. Dico apparente perché, in realtà, ciascun uomo, quando incontra un ‘vero sacerdote’ che porta Dio nel cuore e nel tratto, non è affatto indifferente al valore del Trascendente, incontrabile nella vita. Evidentemente, anche a livello storico e pedagogico, si è passati, nelle società occidentali, dall’autorità all’autorevolezza, il che esige la profonda capacità, propria della Chiesa e dei sacerdoti, in ogni tempo, di saper ‘dare le ragioni’ della propria fede, mostrando nella letizia della vita e nel compimento umano della personalità, l’efficacia della salvezza che solo Cristo ha portato – e porta! – nel mondo”.

(04 dicembre 2009)