DIO OGGI – I GIOVANI
“Ho visto/ la gente della mia età andare via/ lungo le strade che non portano mai a niente/ cercare il sogno che conduce alla pazzia/ nella ricerca di qualcosa che non trovano/ nel mondo che hanno già/ dentro le notti che dal vino son bagnate/ dentro le stanze da pastiglie trasformate/ dentro le nuvole di fumo/ nel mondo fatto di città/ essendo contro ed ingoiare/ la nostra stanca civiltà./ È un Dio che è morto/ ai bordi delle strade, Dio è morto/ nelle auto prese a rate, Dio è morto/ nei miti dell’estate, Dio è morto…”.
Dio fa la differenza. È una canzone ben nota a suor Maria Pia Giudici quella che Francesco Guccini scrisse nel 1965, un pezzo, ritenuto blasfemo dalla Rai e subito censurato ma che fu invece messo in onda da Radio Vaticana. Nota tanto da prenderla come spunto per ribadire la certezza di sempre: “La Parola di Dio risponde alle inquietudini di oggi, basta trascinarla nella realtà quotidiana, esistenziale”. “Oggi – dice – ho l’impressione che nella società ci sia molta confusione e che molte nevrosi siano dovute a risposte sbagliate, cercate nei luoghi e nelle persone sbagliate”. E sono soprattutto i giovani a soffrire di questa confusione. Dal 1977, anno in cui arrivò a Subiaco (Rm) per abitare con altre sue consorelle l’eremo di san Biagio, posto sopra il santuario benedettino del Sacro Speco, suor Giudici ha incontrato centinaia di giovani e meno giovani, e con loro ha cercato di riscoprire quel silenzio interiore che, afferma senza mezzi termini, “ti mette in contatto con Dio. è Dio che fa la differenza e che dona alla nostra vita quel significato che tanti, soprattutto giovani, cercano oggi”.
Riscoprire il cuore… “Il giovane nella sua inquietudine ‘cerca’ ma è circuito da alleanze nocive tra tutte quelle agenzie o entità che cercano di stornarlo dalle questioni più importanti e vere che la sua intelligenza gli pone”, spiega la religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice. “Per orientare il giovane in questa ricerca di senso, che è la riscoperta di Dio, bisogna aiutarlo a conoscersi”. Innanzitutto mettendogli davanti “quella parte superficiale di sé, il suo ego, spesso così tanto ripiegato su stesso da fargli perdere i contatti con la sua identità più profonda e autentica che è il cuore, vero centro della persona. Non è la ricchezza, il potere, la droga, qualunque essa sia, che fanno felici ma è la pace di Dio”.
Con la forza dell’inquietudine. L’inquietudine usata come forza per ricercare Dio: “Il giovane che arranca su una montagna scivolosa che è il passaggio verso la maturità, non pienamente realizzato sugli obiettivi che si è posto, ha bisogno di essere aiutato a capire che il traguardo di fondo è riposare la sua mente in un Dio che non è contrario alla sua ragione, al suo cuore”. “Smantelliamo la menzogna agnostico-atea che circonda i giovani”, è l’esortazione di madre Giudici. “Non è affatto vero che la fede cristiana, in Dio, è oscurantista nei confronti dei valori umani, e quindi non promuove gli ideali di una realizzazione professionale di qualità, tutt’altro. È semplicemente l’opposto. La fede in Dio esorta il giovane a diventare il meglio di quello che già è, sfruttando al massimo l’intelligenza corredandola di conoscenza non per mostrare la propria immagine al mondo di domani ma per essere elemento costruttivo di fraternità”.
“Io penso/ che questa mia generazione è preparata/ a un mondo nuovo e a una speranza appena nata/ ad un futuro che ha già in mano,/ a una rivolta senza armi perché noi tutti ormai sappiamo/ che se Dio muore è per tre giorni/ e poi risorge. In ciò che noi crediamo Dio è risorto,/ in ciò che noi vogliamo Dio è risorto, nel mondo che faremo Dio è risorto!”.
Se Dio muore è per tre giorni. L’inquietudine è quella leva che potrebbe “rimuovere tutte le inautenticità illusionistiche della vita di un giovane per ricalibrarlo sulle tre grandi questioni: da dove vengo? cosa faccio? Dove vado? Mentre la società dei consumi lo distoglie da queste tre domande per porre questioni secondarie ed illusorie, in definitiva deludenti, chi ha a che fare coi giovani deve aiutarli ad andare in profondità. Le nuove generazioni hanno bisogno delle ali di un ideale, di valori nobili e vanno aiutate a ricercarli, nella certezza che in fondo al cuore umano c’è un Dio vivo e non morto. ‘Dio è morto?’ No, non è morto perché, lo sappiamo, se Dio muore è per tre giorni e poi risorge”.
(04 dicembre 2009)