Il territorio è pronto

TESTIMONI DIGITALI

Seminari, incontri, convegni, giornate di studio e di approfondimento… Da Nord a Sud sono tante e diverse le iniziative promosse in preparazione al convegno nazionale “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”. L’evento, organizzato dalla Cei, si terrà a Roma dal 22 al 24 aprile 2010 e chiamerà a raccolta quanti si occupano di comunicazione e cultura nel nostro Paese (info: Testimonidigitali.it). In questo numero del SIR, continuiamo a presentare le riflessioni degli incaricati regionali per le comunicazioni sociali su “quale può essere il contributo del territorio per il convegno nazionale”.

Piemonte: il 20 febbraio un convegno regionale. “Internet offre svariate opportunità – ricorda Chiara Genisio, incaricata regionale del Piemonte (17 diocesi) -. Occorre accostarsi a questo mondo non da semplici fruitori ma diventarne protagonisti. Lo chiedono per primi i giovani, per età o per approdo al pianeta digitale. Coniugando l’esperienza, il vissuto, la convinzione che ‘comunicare è vivere la speranza’ con le nuove frontiere spalancate dalla rete”. Su questa “certezza” si concentrerà il convegno regionale “Protagonisti digitali” (Vercelli, 20 febbraio) promosso dalla pastorale per le comunicazioni sociali in collaborazione con quella giovanile. “Un’esperienza – spiega Genisio – proposta ai tanti che operano in Regione nel mondo della comunicazione e della cultura, da vivere come avvicinamento al prossimo convegno nazionale”. A dar corpo alla giornata, aggiunge l’incaricata, ci saranno un cabarettista, un umorista, esperti di comunicazione, un pianista, un gruppo musicale e, poi, le testimonianze video di un giornalista, di una suora di clausura e dell’arcivescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni. “Tanti nomi, diverse professionalità – commenta Genisio – per testimoniare come la comunicazione si esprime attraverso strumenti differenti. Dalla musica all’arte, dalla parola al silenzio della clausura. Dalla carta stampata al video. Da internet alla mimica”.

Umbria: la tracciabilità del messaggio. “Contrariamente a quanto avvenuto per la televisione – riflette mons. Elio Bromuri, responsabile regionale dell’Umbria (8 diocesi) – nel campo delle ultime tecnologie della comunicazione, la Chiesa a diversi livelli, da quello individuale a quello delle parrocchie e delle istituzioni nazionali, è stata pronta e innovativa e sta andando avanti tracciando linee interessanti di moltiplicazione e innovazione della sua presenza”. In realtà, nota mons. Bromuri, “nonostante quanto propone la pigra opinione pubblica da molti seguita, anche in altri momenti e settori della comunicazione la Chiesa è stata all’avanguardia, come ad esempio nell’ambito delle gazzette e dei fogli settimanali divenuti giornali periodici di tutto rispetto che oggi festeggiano anniversari ultracentenari”. In Umbria, ad esempio, “abbiamo una ‘Gazzetta di Foligno’, fondata da un illuminato e colto ecclesiastico che già al suo tempo aveva capito e creato la simbiosi tra cultura e comunicazione. Sembra una scoperta di oggi, che al tempo presente, indubbiamente, ha ottenuto una maggiore evidenza, ma che era intuibile e afferrabile, come è stato, dalle menti avvertite già quando si combatteva in Europa la nobile e feroce guerra culturale (ottocentesca Kulturkampf)”. Però, sottolinea il responsabile umbro, “allora, come oggi, non bastò e non basta inviare messaggi per vincere la ‘battaglia’ ed essere presenti nella rete della comunicazione sociale, quanto avere credibilità, efficacia e autenticità, caratteristiche necessarie non dipendenti, e forse messe a rischio dalla facilità (faciloneria) nell’uso di strumenti, sempre disponibili, alla portata di tutti”. Per mons. Bromuri, “la tracciabilità del messaggio, secondo lo stile evangelico, deve lasciare il segno nella galassia dello spazio cybernetico perché possa divenire testimonianza di verità e di vita”.

Sicilia: nuovo sito web della Cesi. “Testimoni digitali”, afferma don Santino Fortunato, responsabile regionale della Sicilia, “segnerà l’azione pastorale della Chiesa siciliana in merito all’uso sapiente e consapevole dei new media”. L’Ufficio regionale per la cultura e le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale siciliana (Cesi), fa sapere don Fortunato, “è già al lavoro per organizzare la più ampia partecipazione all’evento”. Inoltre, “desideriamo proporre una serie di iniziative in preparazione al convegno. Prima fra tutte: la pubblicazione del nuovo sito web della Cesi, il quale manifesta la viva e propositiva attenzione dei vescovi di Sicilia all’utilizzo degli strumenti informatici ai fini di un’opera evangelizzatrice concreta e fruttuosa”. Ancora “in cantiere” sono “altre iniziative che, da qui a qualche settimana, avremo cura di comunicare”. Per don Fortunato, “la partecipazione al convegno dei direttori degli Uffici per le comunicazioni sociali delle 18 diocesi siciliane sarà anche l’occasione per recepire nuovi input per un agire pastorale ancora più incisivo e carico di novità”.

Lazio: il 19 febbraio un incontro con gli incaricati diocesani. “Il web – rileva don Alessandro Paone, incaricato regionale del Lazio (20 diocesi) – è un luogo abitato da cittadini che non hanno cittadinanza se non quella che ciascuno personalmente sceglie. Questo si ripercuote sul contesto culturale, cambiando le modalità dei rapporti umani, ridefinendo le relazioni e il linguaggio”. Per don Paone, “alla luce di ciò, ciascun battezzato, membro della Chiesa, è chiamato ad una più attenta lettura del Vangelo per interiorizzare il messaggio e riformularlo secondo un linguaggio nuovo, quello mediale”, per “instaurare delle relazioni che siano autentiche testimonianze di vita cristiana”. L’incaricato ricorda che “siamo cittadini del mondo, anche quello mediale, ed esso va abitato. Il Vangelo non cambia; sono il modo e le parole dell’annuncio che sono diverse”. Circa la preparazione al convegno nazionale, “il 19 febbraio – dice don Paone – ci sarà un incontro con tutti gli incaricati diocesani per le comunicazioni sociali; sarà anche un momento per valutare come le diocesi vivono questo passaggio epocale”.

Campania: diversi appuntamenti in vista dell’evento. In Campania (25 diocesi), rende noto don Doriano Vincenzo De Luca, nominato da poco delegato regionale per le comunicazioni sociali, “si è già messa in movimento la macchina organizzativa in vista del convegno nazionale”. Il 3 febbraio ci sarà un primo incontro con i direttori diocesani degli Uffici di riferimento per presentare l’iniziativa della Cei; mentre, il 15 febbraio si svolgerà il primo di due incontri “allargati”, ai quali prenderanno parte oltre che i direttori diocesani degli Uffici per le comunicazioni sociali, anche i direttori dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), gli operatori del settore radio-televisivo e i referenti del progetto culturale. “Scopo di questo incontro – afferma don De Luca – è quello di fare non solo una mappatura di tutte le strutture operative afferenti alle Chiese diocesane, ma anche la preparazione di una ‘proposta comune’ da presentare in vista del convegno di aprile e che serva da progetto-base per il futuro sviluppo delle comunicazioni in Campania”. In programma, conclude il delegato regionale, ci sono “anche seminari suddivisi per categorie (stampa, radio, tv, digitale) allo scopo di offrire contributi concreti alla proposta della Commissione regionale. Per facilitare lo svolgimento dei lavori il tutto avverrà a livello di metropolie”.

Triveneto: un invito a riflettere sulla novità. Secondo don Bruno Cescon, incaricato regionale per le comunicazioni sociali del Triveneto (15 diocesi), “Testimoni digitali”, “prima ancora che una prassi che dovrà diventare abitudine nella Chiesa”, è un “invito” a “riflettere sulla novità che via via è andata esplodendo nella comunicazione a livello globale. Per la nostra comunità cristiana, oltre che un’opportunità, è un obbligo di presenza e una possibilità di catechesi a livello universale”. In qualche modo, nota don Cescon, “il mondo digitale tende a realizzare quell’unica piazza umana, che la torre di Babele aveva infranto e che la Pentecoste ripristina nella piazza di Gerusalemme”. Dalla “riflessione” e dalla “consapevolezza”, aggiunge l’incaricato, “occorre passare alle opere. Stare nel continente digitale è un dovere da attuare con intelligenza e fantasia in ogni nostra diocesi. Servirà una notevole professionalità. Qui si può far riferimento come già accade nelle nostre diocesi all’esperienza maturata nei settimanali diocesani, nelle radio e persino nelle tv”. Per don Cescon, “l’interattività, ossia un’ampia ed estesa interconnessione, domanda non solo attenzione ma capacità di discernimento nella salvaguardia e nel rispetto delle persone, delle comunità ecclesiali, delle associazioni e dei movimenti. Corre anche l’obbligo di proteggere l’integrità del patrimonio di fede e tradizione del nostro cattolicesimo”. Infatti, “il rischio è un ‘fai da te’ che porta a pericolosi assemblaggi di dottrine, di riti, di sensibilità”. L’incaricato del Triveneto sottolinea anche le “straordinarie potenzialità” del continente digitale, tra cui “esprimere la nostra cattolicità superando confini di spazio e tempo”. Per questo, “occorre rafforzare i nostri siti, renderli giornalisticamente attraenti, purificarli dal cosiddetto ecclesialese”. Nel Triveneto, tutto ciò “diventerà oggetto di azioni precise nella Commissione delle comunicazioni sociali e nella Federazione triveneta dei settimanali diocesani”. Il convegno, conclude don Cescon, “sarà ampiamente partecipato e l’udienza del Papa (in programma il 24 aprile, ndr) sarà un’occasione unica per cementare quanti già operano con passione nelle comunicazioni di ciascuna diocesi. L’evento è atteso come momento per manifestare ecclesialità e per vivere una ‘festa’ con tutta la Chiesa italiana”.

(2 – continua)

(29 gennaio 2010)