Testimoni digitali
Il Vangelo attraverso il nuovo “codice a barre” (“Qr code”). È l’idea maturata dallo staff di Diweb 2.0 (portale per la pastorale del Servizio informatico della diocesi di Padova), insieme agli alunni del liceo “Maria ausiliatrice” di Padova, per proporre l’accompagnamento quotidiano di Quaresima attraverso i nuovi linguaggi. Il “Qr code” (codice a risposta rapida) è un quadratino stampato con un codice binario che oggi si può trovare su alcune etichette di vestiti e prodotti e ha la prerogativa di poter essere letto da tutti i cellulari che hanno una fotocamera. Basta installare il programma di lettura e puntare la fotocamera sul codice per far apparire testi, link o filmati. “Proporremo su Diweb.it ogni giorno – spiega la redazione del portale – un codice ‘Qr’ che contiene una frase tratta dalla liturgia del giorno: ci piacerebbe che potesse essere spedito, inoltrato, ma anche stampato e affisso nei centri parrocchiali. È una provocazione per dire che la Scrittura può entrare a pieno titolo nell’era dell’elettronica”. Un’iniziativa in linea con il messaggio del Papa per la 44ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (16 maggio 2010). Ma anche con il convegno “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era cross mediale”, che si terrà a Roma, dal 22 al 24 aprile, per iniziativa della Cei. In preparazione a questo appuntamento, il SIR ha rivolto alcune domande all’ideatore e direttore di Diweb.it, don Marco Sanavio, che è anche direttore del Servizio informatico della diocesi di Padova e curatore del blog “Tipi da Web” sul sito del convegno Cei (www.testimonidigitali.it).
Quali sono le attese per il convegno “Testimoni digitali”?
“Le mie attese sono soprattutto per il dopo convegno. Mi auguro che l’effetto volano creato dall’evento di aprile possa aiutarci a rendere più sensibili gli operatori pastorali al tema della comunicazione e dei nuovi linguaggi”.
Volendo tracciare l’identikit del “testimone digitale”, come dovrebbe essere la sua “fisionomia”?
“Dovrebbe essere disposto a spogliarsi un po’ della logica alfabetica e propenso a ristrutturare la mappa cognitiva. Credente e credibile, in grado di raccontare con la tecnologia ciò che lascia tracce della presenza di Dio nella vita. Testimone è chi accetta di rendere concreta la fede con la vita; il passaggio ulteriore richiesto oggi è saper trasferire questa evidenza nel mondo digitale. Abbiamo tutti una grande responsabilità nei confronti delle nuove generazioni, cresciute a pane e bit, che necessitano di adulti significativi in grado di tracciare sani percorsi di crescita”.
In che modo portare la propria testimonianza nel “continente digitale”?
“Da una decina d’anni collaboro a stretto contatto con i giovani cercando di offrire qualche approdo nella liquidità in cui si trovano a galleggiare. Ritengo che i testimoni più autentici siano loro, penso valga la pena di mettersi alla loro scuola per guadagnare in spontaneità e autenticità. Hanno fiuto, sanno cosa può funzionare, in modo più o meno efficace, in rete e sanno farsi guide preziose per altri giovani nell’intricata selva digitale”.
Come utilizzare il web per l’evangelizzazione e la catechesi?
“Mettendosi innanzitutto in ascolto delle peculiarità della galassia digitale, che non accetta forzature o sovrapposizioni di schemi obsoleti. L’intelligenza connettiva, come la definisce il canadese Derrick de Kerckhove, è un ottimo antidoto all’uso improprio della rete impastata con la pastorale. La risposta dei cybernauti ci suggerisce che non è più possibile nutrire attese indebite nei confronti della rete. Non basta trasferire la logica alfabetica nei nuovi mezzi, forse va ripensato l’intero impianto concettuale alla luce del nuovo sfondo integratore, che è il continente digitale. Se gli evangelizzatori sono disposti a ristrutturare il loro approccio logico-alfabetico è probabile che diventino efficaci anche nel web”.
Il blog “Tipi da Web” raccoglie “alcune suggestioni a cavallo tra il mondo dell’elettronica e quello della pastorale”…
“Cerco di segnalare alcune buone pratiche, suggerimenti o prospettive che gettino una luce nuova sul lavoro pastorale. Metto in evidenza idee originali partorite all’interno delle diocesi perché possano suggerire itinerari digitali anche ad altri giovani e operatori pastorali. Sta emergendo una grande vivacità e fantasia nel panorama dei siti cattolici, ma c’è anche un forte bisogno di orientare gli sforzi per non disperdere energie preziose”.
Quale può essere il contributo del territorio per il convegno nazionale?
“Abbiamo bisogno dei suggerimenti e dei tracciati di chi lavora sul campo e ha il fiuto per indicare nuovi percorsi. Da responsabile pastorale dei servizi web della diocesi di Padova mi auguro che si vada sempre più verso una logica di condivisione. Internet ci sta aiutando a sgretolare il campanilismo in favore di un percorso comune. Gli operatori della comunicazione nelle diocesi possono restituirci una mappatura fedele dell’esistente e, a convegno terminato, diventare catalizzatori di un rinnovato impulso nel mondo della comunicazione”.
(19 febbraio 2010)