Positivi ma non ingenui

Testimoni digitali

“I vescovi italiani vogliono capire meglio la nuova condizione mediatica, crossmediale, del mondo odierno in cui la connessione è sempre aperta e continua, per poter creare una mentalità nuova alla luce del Vangelo e condurre la propria missione in maniera attuale”. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, presentando alla stampa, il 15 aprile, il convegno “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale” (www.testimonidigitali.it) che si svolgerà a Roma dal 22 al 24 aprile. “È importante entrare in questo nuovo ambiente mediatico digitale – ha spiegato mons. Crociata -. Tuttavia, la sfida è nella crescita della responsabilità, nella capacità di discernimento, di giudizio e di decisione nell’abitare questo spazio. Ciò vale per tutti, e in modo speciale per i preti, perché ha a che fare con l’autoeducazione e la responsabilità educativa”. Il programma del convegno è stato presentato da mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. Durante la conferenza stampa Lorenzo Cantoni, docente di comunicazione on line dell’Università della Svizzera italiana (Usi), ha illustrato alcuni risultati della ricerca “Picture”, uno studio internazionale, realizzato dai laboratori NewMinE Lab – New Media in education laboratory dell’Usi – che poggia su un campione di 4.988 sacerdoti a livello mondiale. Dalla ricerca emerge che il 92,9% dei preti italiani accede a Internet tutti i giorni, una percentuale che li colloca in cima alla classifica mondiale degli internauti in tonaca. Ma vediamo nel dettaglio le rilevazioni dello studio internazionale.

Quasi 30 mila siti, oltre mezzo milione di pagine, circa 2 mila blog. La religione cattolica è presente con numeri significativi nelle rete italiana, come conferma l’istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa che recentemente ha scandagliato i contenuti del web con targa “.it”. Non deve quindi stupire, allora, se anche l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali da parte dei sacerdoti è in crescita. Le risposte dell’Italia, considerate nel report presentato da Cantoni ai giornalisti, sono 841, pari all’1,7% dei preti che operano in nella penisola, ben 50.255.

L’indice di tecnologizzazione dei sacerdoti italiani è medio alto ed è dimostrato dal fatto che l’83,7% di loro possiede un pc portatile e il 79,1% fisso. Percentuali che salgono al 92,6% per chi possiede un cellulare. Il 73,6% ha una macchina fotografica, il 45,4% un lettore mp3 mentre solo il 25% possiede palmari o simili.

Omelie. Il 49,5% dei preti cerca materiale on line per preparare le proprie omelie almeno una volta alla settimana e il 9,2% lo fa tutti i giorni, il 35,2% occasionalmente e solo il 15,3% non lo fa mai. Il 36,6% del campione ritiene che la rete sia utile a questo scopo a fronte di un 13,2% che la giudica inutile.

Assistenza spirituale. A dispetto degli alti valori attribuiti alla rete come mezzo di ricerca, studio e informazioni solo il 23% del clero ritiene internet utile per offrire consigli spirituali. La percentuale sale al 46,5% tra chi la pensa al contrario.

Preghiera on line. Il 19,1% dei sacerdoti italiani usa internet per pregare, principalmente per recitare la Liturgia delle Ore. Il 39,9% non lo usa mai.

Formazione. Il 27,7% dei sacerdoti in Italia studia on line quasi tutti i giorni, il 59% almeno una volta alla settimana. Il 13,3% non lo fa mai. Il 37,8% è d’accordo con l’affermazione che le tecnologie permettono di migliorare la propria formazione, il 53,7% è molto d’accordo. Tra gli strumenti più utili per studiare il 18,8% dei rispondenti ha indicato libri e riviste, il 18,3% i motori di ricerca e il 16,4% le lezioni aula. Dalla combinazione dei dati emerge che in questo ambito il sacerdote italiano ha una ‘dieta’ piuttosto ricca, fatta di vari elementi.

Fede e cultura. Più del 51% del campione intervistato giudica utile internet per diffondere il messaggio cristiano e più del 63% è d’accordo nel ritenere le nuove tecnologie come mezzi di inculturazione della fede. Il 61,1% è d’accordo sul fatto che queste permettono di evangelizzare meglio i giovani. Le percentuali cambiano quando si parla di persone anziane: solo il 38,3% crede che il messaggio cristiano possa raggiungerle attraverso le nuove tecnologie.

Socializzazione. Il 68,3% dei sacerdoti ritiene la rete utile per comunicare con altre persone: il 30,6% accede ai social network tutti i giorni, il 17,1% solo settimanalmente, il 7% mensilmente e l’8,9% qualche volta l’anno. Il 36,4% non vi accede mai. Nella comunicazione con altri sacerdoti, il 43% non usa mai i social network e il 34,4% non usa le chat o altri servizi vocali on line. Il 3,8% di chi accede ai social network ha più di 100 amici preti.

Un approccio positivo ma non ingenuo. Dai dati della ricerca deriva, in conclusione, che i sacerdoti italiani hanno della rete un approccio positivo ma non ingenuo, non si nascondono, infatti, i rischi pastorali e le sfide educative insite nell’uso di Internet. Solo il 18,1% del campione ritiene che i pericoli delle nuove tecnologie siano maggiori rispetto alle opportunità che offrono, mentre il 35,7% non è d’accordo con questa affermazione.

(15 aprile 2010)