Un’altra politica

UNIONE EUROPEA

L’avvio della campagna di sensibilizzazione di Caritas Europa, legata all’Anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, ha posto in evidenza numerosi elementi per una riflessione comune e per un’azione più efficace a favore degli “ultimi” – indigenti, disoccupati, malati, anziani soli, esclusi… – presenti nel vecchio continente. Ancora tre elementi possono essere sottolineati a tale proposito.
Anzitutto Caritas Europa – alla luce della vasta esperienza maturata dai servizi Caritas presenti in 44 Paesi, attivati nell’ambito della vocazione “sociale” e solidaristica della Chiesa – sottolinea con convinzione il tratto di una povertà “multidimensionale” che, proprio per questo, richiede interventi molteplici e differenziati.

“Caritas considera la povertà una carenza di benessere, comprendente una serie di circostanze precarie tipicamente caratterizzate dalla mancanza permanente di risorse finanziarie”, si legge nel documento “Zero Poverty” illustrato la scorsa settimana nella sede dell’Europarlamento di Bruxelles. Inoltre, “l’indigenza porta con sé ulteriori limitazioni e gravi restrizioni: i poveri soffrono frequentemente di cattiva salute, sono spesso e più a lungo disoccupati, vivono fondamentalmente in condizioni di disagio abitativo, sono caratterizzati frequentemente da un basso livello di istruzione e formazione professionale, occupano posizioni lavorative spesso precarie e non di rado hanno una rete sociale scarsamente affidabile, relazioni familiari travagliate e status di residenza e di cittadinanza incerto”. Insomma, la povertà assume tante facce e nessuna di esse – avverte Caritas – può essere trascurata.

In secondo luogo, l’organismo ecclesiale insiste sulla necessità di tornare a uno “stato sociale” in grado di fornire servizi individuali e collettivi che, improntati all’utilizzo oculato delle risorse pubbliche, vadano effettivamente incontro ai bisogni delle famiglie, di chi ha perso il lavoro, di chi è collocato a riposo, di chi è malato e in qualsiasi condizione di indigenza o marginalità. Finalmente, anche grazie a Caritas Europa, si torna a parlare di welfare, in controtendenza rispetto alle troppe posizioni politiche tese a destrutturare l’intervento dello Stato (e delle Istituzioni europee) rispetto alle esigenze dei cittadini, specie di quelli meno tutelati.

Proprio a partire dalla “occasione” offerta dall’Anno europeo, Caritas invita, non da ultimo, a una “responsabilità collettiva” e a una rinnovata “partecipazione sociale”: ovvero, la povertà e le risposte alle condizioni dei poveri non possono essere delegate a qualcuno, sia esso lo Stato, l’ente locale, l’associazionismo, il volontariato, l’opera caritatevole delle Chiese… La povertà è un problema di tutti: può bussare alla porta di chiunque (e la crisi economica in corso lo dimostra), e ha bisogno del cervello e delle mani di ciascuno.

Gianni Borsa SIR Europa – Bruxelles

(01 febbraio 2010)