PAPA NEL REGNO UNITO
Una mano tesa offerta “con amicizia” a tutto il popolo del Regno Unito, unita al ricordo delle sue “profonde radici cristiane tuttora presenti” e alla riconoscenza per molte figure che si sono adoperate “per il bene del regno” ponendosi a servizio dell’uomo, per la pace e contro la tirannia. E’ cominciato così il viaggio apostolico nel Regno Unito di Benedetto XVI, giunto il 16 settembre ad Edimburgo, dove a Holyroodhouse, residenza della regina Elisabetta, ha tenuto il suo primo discorso ufficiale. A differenza della visita che Giovanni Paolo II fece nel 1982, il viaggio di Benedetto XVI (fino al 19 settembre) ha la qualifica di “visita di Stato”, fatta cioè su invito della stessa Regina e dal governo britannico. E proprio l’incontro con Elisabetta, a Edimburgo, è stato il momento cruciale della prima giornata.
L’arrivo e l’accoglienza. Al suo arrivo il Pontefice è stato accolto dal principe consorte, Filippo d’Edimburgo e dal picchetto d’onore formato da soldati del Reale reggimento di Scozia. Nel tragitto, compiuto in auto, dall’aeroporto di Edimburgo a Holyroodhouse, il Papa è stato salutato da migliaia di persone che al suo passaggio, hanno sventolato bandiere vaticane. Anche i giornali hanno accolto il Papa con parole di benvenuto: il quotidiano “Daily Telegraph”, da sempre vicino al partito conservatore e alla Chiesa di Inghilterra, ha dedicato alla visita un editoriale mentre il Times ha predisposto un supplemento di 16 pagine con un lungo articolo di Edward Stourton, che paragona Benedetto XVI al card. Henry Newman. Anche “Independent” e “Guardian”, gli altri due più importanti quotidiani, hanno dedicato spazio alla visita. Il primo Ministro David Cameron ha dichiarato che si tratta di “un giorno speciale non solo per i nostri sei milioni di cattolici ma anche per tutti coloro che hanno a cuore la fede in Gran Bretagna”. Dal canto loro i vescovi della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles hanno espresso la convinzione che il viaggio apostolico “sarà un enorme successo. Questa storica visita segna un ulteriore sviluppo delle buone relazioni tra il Regno Unito e la Santa Sede”.
Il primo discorso. Parlando davanti alla Regina Elisabetta, che aveva, nel suo discorso, esaltato il ruolo della fede nella vita civile, affermando che “la libertà religiosa è alla base della nostra società democratica” e ringraziato la Santa Sede per il suo impegno a favore della pace, dell’istruzione e dei poveri, Benedetto XVI ha ricordato come grazie a monarchi cristiani, tra cui “straordinari Santi” quali Edoardo il Confessore e Margherita di Scozia, “il messaggio cristiano è diventato parte integrale della lingua, del pensiero e della cultura dei popoli di queste isole per più di un millennio. Il rispetto dei vostri antenati per la verità e la giustizia, per la clemenza e la carità – ha detto – giungono a voi da una fede che rimane una forza potente per il bene nel vostro regno, con grande beneficio di cristiani e non cristiani”. Figure come William Wilberforce e David Livingstone, che si impegnarono contro la tratta degli schiavi, Florence Nightingale nell’assistenza sanitaria, sono alcuni degli “esempi di questa forza per il bene”, come lo fu anche John Henry Newman, uno dei molti cristiani britannici della propria epoca “la cui bontà, eloquenza ed azione furono un onore per i propri concittadini”. Dal Pontefice anche un incoraggiamento ai governi inglese, irlandese e ai leader dell’Irlanda del Nord, “a continuare a camminare coraggiosamente insieme sulla via tracciata verso una pace giusta e duratura” per porre fine al conflitto locale. Riferendosi, poi, all’opposizione della Gran Bretagna alla “tirannia nazista che aveva in animo di sradicare Dio dalla società”, Benedetto XVI ha sottolineato che “mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del XX secolo non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto a una visione riduttiva della persona e del suo destino”. Chiudendo il suo discorso il Pontefice ha auspicato che il Regno Unito, nel suo “sforzo di essere una società moderna e multiculturale”, “possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più. Non si lasci oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà. Possano tutti i britannici continuare a vivere dei valori dell’onestà, del rispetto e dell’equilibrio che hanno guadagnato loro la stima e l’ammirazione di molti”.
(16 settembre 2010)