SETTIMANA SOCIALE
“Riprendere e declinare il tema del bene comune su alcuni problemi specifici, sottolineando in modo particolare l’impegno dei cattolici laici, e di tutte la comunità ecclesiale, a servizio del bene comune del Paese”. Questa la finalità principale del seminario che si terrà il 27 febbraio, a Caltagirone, in memoria del 90° anniversario dell'”Appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo e in vista della celebrazione della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, in programma nell’autunno del 2010. Titolo del primo appuntamento preparatorio all’importante assise ecclesiale: “…Senza pregiudizi né preconcetti. Per gli ideali di giustizia e di libertà, nella loro interezza”. A presentarlo ai giornalisti, il 24 febbraio, sono stati mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, Luca Diotallevi ed Edoardo Patriarca, rispettivamente vicepresidente e segretario del Citato Comitato; moderatore don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei. Il 27 febbraio, a Caltagirone l’incontro si aprirà, alle ore 15, con il saluto di mons. Vincenzo Manzella, vescovo di Caltagirone, e l’introduzione di mons. Miglio; sarà inoltre proiettato un video sulla vita di don Luigi Sturzo curato da Sat2000. Seguiranno le relazioni di don Massimo Naro, ordinario di teologia dogmatica presso la Pontificia facoltà teologica di Sicilia (“Il significato spirituale del pensiero, dell’opera e della vita di don Luigi Sturzo”), del sociologo Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis (“Il pensiero educativo e sociale di don Luigi Sturzo”), e di Dario Antiseri, ordinario di metodologia delle scienze sociali presso la Luiss Guido Carli (“Il pensiero politico di don Luigi Sturzo”).
L’impegno dei laici. “Il discorso sul partito unico è legato a contingenze storiche: ciò che non è legato a contingenze storiche è l’impegno dei fedeli laici e di tutta la comunità ecclesiale a servizio del Paese e del bene comune”. Così mons. Arrigo Miglio ha risposto alle domande dei giornalisti su una presunta ipotesi di riedizione del “partito unico” dei cattolici. “Il nostro impegno – ha precisato il vescovo – è far crescere questa coscienza in tutta la comunità ecclesiale, a partire dalla consapevolezza che la dottrina sociale della Chiesa non è ancora diventato patrimonio comune”. Di don Sturzo, dunque, la Cei intende “raccogliere soprattutto il messaggio che esorta all’impegno dei laici: un’intuizione valida sempre, perché legata alla fisionomia della comunità cristiana e del Vangelo”. L’intento dell’incontro di Caltagirone è, quindi, “recuperare la dimensione pastorale e sacerdotale di don Sturzo, al di là di una lettura solo politica della sua figura, che rappresenterebbe una visione riduttiva: don Sturzo stesso ha sempre inteso la sua opera come un’azione di credente e di sacerdote, quindi un’azione pastorale mirata a far crescere la coscienza di tutta la comunità ecclesiale nella carità politica, nella carità sociale come punto culminante, di arrivo di ogni impegno di carità. Tutto ciò, a partire dalla presa di coscienza di un servizio al bene comune, nella consapevolezza che la piena fedeltà al Vangelo non rende meno liberi, ma più liberi”. “Quella di Sturzo – ha confermato Luca Diotallevi – è anzitutto una lezione spirituale, acquisendo la quale si può corrispondere all’invito, lanciato del Papa a Cagliari, per un rinnovamento della presenza pubblica cattolica nel nostro Paese”.
Un Paese “impaurito”. “In un Paese culturalmente impoverito e impaurito, in certi momenti c’è bisogno di pause di riflessione e di orientamento”. È l’analisi del sociologo sullo scenario italiano. In Italia, per Diotallevi, “non ha senso distinguere tra opinione pubblica e popolo cattolico, tanto è radicata l’adesione e l’affezione alla Chiesa”. Quella che serve oggi, “è un’opera di rinvigorimento spirituale, per dare spessore ad una fede presente, ma che affronta momenti difficili”, come quello della grave crisi economica che stiamo attraversando. “Un’ermeneutica spirituale di un gesto credente”: così Diotallevi ha sintetizzato l’impianto del convegno siciliano, in cui “si prende la vita di un credente, i suoi gesti politici, per ricavarne un significato spirituale e pastorale, sicuri che da quelle premesse possa derivare il rinnovamento della presenza dei laici cattolici a servizio del Paese”.
“La passione per la libertà e la passione per il Vangelo crescono insieme”: questa per il sociologo la “lezione” di Sturzo, in cui “la presenza delle istituzioni religiose nello spazio pubblico, l’impegno politico dei cattolici in un contesto che oggi possiamo definire pluralistico e la società aperta crescono insieme, e hanno un grande nemico: l’idea di una società chiusa, in cui lo Stato irreggimenti la Chiesa, metta il bavaglio alla scuola e alla libertà religiosa”. In altre parole, è la tesi di Diotallevi mutuata dal pensiero di Sturzo, “se c’è una presenza pubblica della Chiesa, il rischio di una statolatria è meno forte; al contrario, se diminuisce la presenza ecclesiale nello spazio pubblico, il rischio di una società chiusa diventa più forte”.
(25 febbraio 2009)