SETTIMANA SOCIALE
“Le Settimane Sociali rappresentano un percorso che ha sempre focalizzato le tematiche più vive per la società”; a tal riguardo “anche Firenze può avere qualcosa da dire per aiutare l’intera nazione a vedere quali sono gli impegni più urgenti da mettere all’attenzione del Paese”. In questi termini, per l’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, si pone il cammino diocesano “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro dell’Italia, per il futuro di Firenze”, presentato ieri pomeriggio (22 ottobre) nel capoluogo toscano dallo stesso arcivescovo, assieme a Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, e a don Giovanni Momigli, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e il lavoro. Bene comune, costruzione della polis, agenda intesa come “individuazione di un metodo di lavoro che prima di guardare al come si preoccupa del perché” ed emergenza educativa “filo rosso che attraversa tutte le iniziative proposte”: questi i cardini del progetto.
Individuare le priorità. “Costruire un’agenda – ha ricordato l’arcivescovo – significa sapere dove si vuole andare, quali sono le priorità da individuare, onde evitare di venire assorbiti da un fare dettato solo dalle sollecitazioni e dagli accadimenti quotidiani”; un fare “senza organicità e soprattutto senza prospettiva”. La scelta della diocesi segue quella adottata a livello nazionale per la prossima Settimana Sociale, la quale “non ha un tema specifico, bensì un’idea di fondo sulla quale convogliare le riflessioni, gli approfondimenti e l’impegno dei cattolici italiani”, al fine di “leggere la realtà attuale alla luce dalla fede e dalla dottrina sociale della Chiesa e offrire, attraverso il discernimento comunitario, uno specifico contributo per l’individuazione di un’agenda di questioni prioritarie, con cui le istituzioni e i gruppi sociali siano chiamati a misurare le proprie responsabilità”. Mons. Betori ha richiamato la “necessità” di “un vasto coinvolgimento del mondo ecclesiale per un’azione di discernimento”, invitando “tutte le realtà ecclesiali fiorentine a un’attenta riflessione” e parlando degli approfondimenti di cui la diocesi si farà promotrice come di un “contributo al Comitato scientifico nazionale e alla città”.
Missione evangelizzatrice. Il percorso proposto, ha aggiunto l’arcivescovo, “nasce dal bisogno di dare una maggiore organicità alle riflessioni sulle singole questioni per una maggiore comprensione di esse e delle varie posizioni in merito”, con l’auspicio “di risvegliare le migliori energie interiori che ciascuno porta dentro di sé” affinché “a quei cattolici che già ora s’impegnano positivamente nella vita pubblica” si affianchi “una generazione di laici cristiani che viva un’effettiva e matura comunione ecclesiale, che sappia ritrovare il senso e la passione per la polis, che si dedichi con nuovo vigore allo studio dei problemi con i quali è chiamata a misurarsi, senza mai prescindere dal confronto con la dottrina sociale della Chiesa e in piena fedeltà ai valori essenziali della visione antropologica cristiana”. Tale iniziativa, ha sottolineato, “non vuole né intende porsi sul piano dell’operatività diretta, cosa che spetta a coloro che hanno la responsabilità del governo della cosa pubblica, ma vuole proporre all’attenzione di tutti coloro che hanno responsabilità nella società alcune tematiche ritenute nodali per la costruzione della polis“. Dunque, ha concluso mons. Betori, con questo cammino la Chiesa fiorentina “non intende assumere compiti e ruoli che non le sono propri, ma svolgere la sua peculiare missione evangelizzatrice a servizio della promozione integrale dell’uomo e della comunità civile”.
Il richiamo delle origini. La prossima Settimana Sociale, ha spiegato il sociologo Diotallevi, è “diversa dalle precedenti ma, a ben guardare, si rifà all’originaria ispirazione che animò Toniolo più di un secolo fa”. Inoltre riprende temi già di recente trattati dalla Chiesa italiana: il bene comune e la speranza. “Il bene comune, che è stato a tema nella scorsa Settimana Sociale, ci sfidava”: ecco che la risposta alla sfida sta nel cercare di declinarlo “mostrando la sua capacità di «mordere» la realtà, non essere un concetto astratto, ma uno strumento capace d’intervenire”. La speranza, invece, “virtù teologale, richiama il Convegno ecclesiale di Verona”. Il sociologo ha poi definito cosa il Comitato intenda per “problema”. “Non c’interessa – ha dichiarato – la lista delle difficoltà: un problema è qualcosa di diverso, un concetto al di là del quale vi è un’alternativa fatta di possibilità eticamente non indifferenti”. L’obiettivo della Settimana, ha evidenziato Diotallevi, è arrivare a “una lista breve di problemi cruciali” che permetta di non fermarsi a livello delle enunciazioni teoriche a favore di una “mobilitazione di soggetti e interessi reali, vantando a proprio sostegno esperienze conoscitive e pratiche”.
(23 ottobre 2009)