Diventare grandi

SETTIMANA SOCIALE

“La difficoltà a educare e a diventare ‘grandi’ nella società di oggi”, “la necessità di costruire un orizzonte di senso e di speranza”, “il bene comune come obiettivo del nostro impegno”. Sono i cardini del contributo dell’Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani) in preparazione alla 46a Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre e “si annuncia – esordisce l’Agesci nel documento reso noto lunedì scorso (15 marzo) – come un”operazione di discernimento della situazione della comunità nazionale, animata dallo sperare cristiano'”. Discernimento e speranza vengono qui interpretati “come chiavi di una lettura che, insieme alle difficoltà dell’educare oggi, lasci emergere i ‘punti di forza’, le occasioni e le necessità”.

La difficoltà di crescere. In ambito educativo gli scout cattolici rilevano la “difficoltà a far valere la verità, a riconoscerla nell’effimero che domina e a farla conoscere ai ragazzi, in particolare per quel che riguarda l’identità di genere e l’attenzione al corpo, l’indifferenza religiosa, il rapporto con il denaro, con i media, con l’informatica. L’ampliarsi degli spazi di vita e le occasioni di mobilità offrono ai ragazzi nuove opportunità, ma rendono anche più arduo il crescere e il costruire insieme agli altri”. “Oggi – osservano – c’è maggior rispetto che in passato dei tempi della crescita, della formazione, della preparazione all’età adulta (sebbene ancor oggi non manchino sacche di lavoro minorile), ma il terreno dei ragazzi è invaso dagli adulti” e “se il tempo della crescita si è progressivamente dilatato, si è andato via via svuotando di occasioni e di esperienze di responsabilità e, dunque, di autentiche possibilità di crescita”.

La forza dell’educazione. In secondo luogo, prosegue il documento, “avvertiamo necessario e urgente promuovere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza liberata dall’emergenza, capace di dare sostegno alla ‘normalità’ della relazione educativa e, insieme a questo, vogliamo diffondere la fiducia nella forza dell’educazione”. “Occorre, dunque, una nuova cultura della relazione”, precisa l’Agesci, connotata da una “positività pregiudiziale”, “perché si possa sempre e comunque riconoscere ed investire il ‘capitale umano’ custodito in ciascuno”. In terzo luogo, “educare alla capacità critica, orientata da valori, sostenuta da competenza e impegno significa educare al bene comune. La capacità critica, esercitata verso se stessi e verso gli altri, in spirito di servizio, consente di selezionare le scelte della società per un vantaggio comune ma, soprattutto, può ricondurre alla sobrietà dello stile di vita, elemento essenziale per lo sviluppo sostenibile e la difesa della dignità dell’uomo”.

Alcune risposte alla sfida educativa. Nella nota, l’Agesci fa poi riferimento al suo “patrimonio pedagogico e metodologico” per contribuire al cammino verso la Settimana Sociale delineando “alcune risposte alla sfida educativa”. La prima indicazione sta nel “dare fiducia a bambini, ragazzi e giovani”, poiché “educare un uomo implica lasciargli lo spazio d’imparare da solo, di misurarsi e provare su di sé la libertà, il successo o il fallimento, il dolore e il dispiacere per un errore o la bellezza di aver raggiunto da solo un obiettivo”. “Dare fiducia – evidenziano gli scout – vuol dire rendere partecipi i ragazzi dell’atto educativo”. Poi, “essere continuativi nella relazione educativa” poiché questa “richiede il tempo necessario a costruire rapporti personali importanti, richiede soprattutto voglia di conoscere, di andare incontro all’altro, rispettando i suoi tempi, che non sempre coincidono con quelli di chi educa”. Ancora, “stare sulla strada”, favorendo “un percorso che conduca i ragazzi dentro le cose della vita, camminando nella viva realtà con loro, accompagnandoli nel meditare sulle cose belle e su quelle meno belle ed educandoli ad un spirito critico atto a renderli autonomi e responsabili nelle scelte”.

Vecchie e nuove frontiere. L’Agesci esprime quindi la sua disponibilità “a collaborare per la formazione degli educatori”, mettendo in gioco la propria esperienza “basata su un approccio attivo, sull’imparare facendo e sull’educazione della persona nella sua globalità”. Infine, le ultime due indicazioni: “Educare alla vita comunitaria, alla democrazia” e “servire ed educare dentro le nuove e vecchie frontiere”. La prima poiché “l’esperienza comunitaria aiuta la persona ad acquistare fiducia in se stessa e ad aprirsi agli altri”, e in particolare “insegna il metodo democratico nell’assunzione e nell’esecuzione delle decisioni”. Educare “dentro le nuove e vecchie frontiere”, invece, richiama l’impegno “ad accogliere i ragazzi stranieri, offrendo ai nuovi cittadini un’opportunità di crescita nel confronto con i valori della nostra terra e di appartenenza ad una comunità che sta imparando ad essere ‘nuova’”. A tal riguardo, conclude la nota, “bisogna trovare spazi di riflessione e dialogo tra le diverse culture, valorizzare il concetto di frontiera, conoscere la terra estrema della nostra società”.

(17 marzo 2010)