Il valore dei piccoli

SETTIMANA SOCIALE

Recuperare il significato e il valore della finanza. Senza paura di occuparsene, dal momento che la “matrice culturale” è proprio cattolica. Del ruolo della finanza nel dopo-crisi si è parlato il 5 giugno a Verona, al seminario “Finanza sociale, finanza plurale” organizzato da Federcasse (l’associazione delle Banche di credito cooperativo e delle Casse rurali italiane) unitamente alla diocesi di Verona e al Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali. L’appuntamento si è posto come tappa in vista della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani. In apertura dei lavori il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, ha portato il saluto della diocesi parlando di rispetto, condizione essenziale del “legame forte che deve sussistere tra economia e persone”; mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato, ha sottolineato come la riflessione sui problemi del Paese, per trovare soluzioni a favore delle persone, sia “nel cuore della missione della Chiesa e del messaggio evangelico”, mentre il presidente della Federazione veneta delle Bcc, Amedeo Piva, ha delineato in una “finanza che raggiunga un’allocazione efficiente delle risorse e che alimenti la speranza” la risposta da dare alla crisi. Moderatore dei lavori il segretario del Comitato, Edoardo Patriarca.

Il lavoro per produrre ricchezza. Tra i “falsi miti” che l’attuale crisi ha svelato, secondo l’economista Stefano Zamagni, vi è quello secondo cui “il lavoro umano non è più il centro generatore della ricchezza, prodotta invece da una finanza di tipo speculativo: dilatare l’area della finanza internazionale porta più ricchezza per tutti”. La crisi, ha evidenziato Zamagni, “ha spazzato via questo mito, che è il più pericoloso” in una visione cattolica perché “il lavoro è il mezzo con cui l’uomo partecipa all’opera della creazione”. Dunque, “la crisi economica sta, paradossalmente, riscoprendo il grande valore del lavoro come mezzo per produrre ricchezza. E questo porta con sé la riscoperta di esperienze come il localismo bancario, la cooperazione. Ispirate da uno stretto legame con il territorio, con il lavoro, con la gente. In una logica di solidarietà, altro valore che la crisi finanziaria ha permesso di riscoprire”.

La finanza di domani. “Si può fare finanza efficiente ispirandosi ai valori della dottrina sociale della Chiesa”, ha esordito Paolo Bedoni, presidente di Cattolica assicurazioni, nella tavola rotonda che ha fatto seguito alla relazione di Zamagni, sottolineando che, “senza negare il ruolo delle grandi banche, è dal basso che dobbiamo ricostruire un rapporto sano tra economia reale e finanza”. Gli ha fatto eco Andrea Bologna, direttore della Federazione veneta delle Bcc, per il quale occorre ripartire dai “principi di una sana finanza”, sapendo che con essi è possibile “fare molta strada”. Il presidente dell’Associazione fra le banche popolari, Carlo Fratta Pasini, ha rilevato l’importanza di una “pluralità del sistema finanziario”, riferimento importante ma “non scontato” poiché uscire da un “recinto di minorità” e diventare “protagonisti” dà fastidio se s’introducono “riferimenti di tipo diverso, senza appiattirsi sul modello dominante”. Per il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, “finanza 2.0” è la “finanza di relazioni, partecipata, che consente il protagonismo della gente semplice, che produce sul territorio”. Una finanza che “nasce dal basso”, “capace d’includere e non escludere” e che oggi “può giocare un ruolo da protagonista”. L’importanza del legame con il territorio è stata ripresa pure da Marco Colombo, presidente dei giovani di Confartigianato, per il quale “bisogna ripartire dando attenzione all’economia reale, fatta di persone, di talenti che credono nei loro progetti”.

Giovani e speranza. Infine, le esperienze del microcredito e della cooperazione. Per la prima ha parlato Paolo Frison, coordinatore del Microcredito etico-sociale della Caritas vicentina, ricordando tra i punti di forza la centralità delle relazioni. Il “buon livello di restituzione dei prestiti” è garanzia del successo della formula, mentre “lo stile relazionale con il quale viene svolto il servizio permette di cogliere la complessità dei disagi sociali presenti sul territorio”. Sulla cooperazione, invece, il segretario generale di Confcooperative Vincenzo Mannino ha riportato i “numeri” della realtà da lui rappresentata (500 mila occupati, 20 mila cooperative, un fatturato di 62 miliardi di euro) per evidenziare come le cooperative vivano “la realtà dei territori” rendendo “concreta la loro finalità mutualistica”. In chiusura il presidente di Federcasse Alessandro Azzi, membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, facendo riferimento all'”Agenda di speranza” della prossima Settimana Sociale ha sottolineato come “parlare di speranza significa, prima di tutto, ristabilire le condizioni perché i giovani possano recuperare la fiducia nelle loro possibilità di sviluppo”: essi, pertanto, dovranno essere i destinatari degli sforzi per uscire dalla crisi, ma anche per innescare “processi virtuosi di sviluppo in chiave di promozione personale e familiare”.

(09 giugno 2010)