SETTIMANA SOCIALE
Siamo richiamati a “produrre un nuovo pensiero” e a “esprimere nuove energie”, a intraprendere un “discernimento” caratterizzato da “realismo”, a immaginare “soluzioni nuove”.
Frammenti, ripresi dalla “Caritas in Veritate” e posti, non a caso, nel documento preparatorio della 46ª Settimana Sociale.
Riletti, quasi in controluce, nel torrente delle notizie agostane hanno rafforzato il desiderio di guardare oltre, senza per questo estraniarsi dalla realtà.
“Produrre un nuovo pensiero”, proprio a ragione di tanta turbolenza politica e mediatica, è l’impegno oggi da riamare e sostanziare anche sul piano dell’informazione.
Senza presunzione e senza timore.
Tra il non dire – che è altro rispetto al silenzio – e il lasciarsi trascinare nel vortice di parole e immagini, un’alternativa deve essere possibile, anzi doverosa.
Per amore della gente.
È la fiducia nella intelligenza e nel buon senso di molte persone, che tengono insieme e fanno crescere il nostro Paese, a incoraggiare percorsi professionali e culturali alternativi a quelli che oggi appaiono vincenti secondo la statistica.
Merita rispetto tanta gente semplice, seria e serena, che in una quotidianità operosa e non priva di difficoltà e problemi si attende anche dai media un aiuto nella ricerca della verità e nella costruzione del bene comune.
A fronte di polemiche, grida e show cresce l’esigenza di “un nuovo pensiero”.
Senza uscire dalla cronaca, dalla storia, dal mondo.
A guida di questo movimento interiore è l’etica, che rimanda al primato della coscienza, alle sue più profonde radici, alla sua resistenza a pressioni e condizionamenti.
È la coscienza retta, che la maggioranza della gente non ha rimosso, a portare in alto lo sguardo, a cercare strade alternative a quelle offerte dall’effimero e dall’apparenza.
È sempre questa coscienza a chiedere che, oltre la denuncia del male, si indichi o almeno si tratteggi la direzione verso il bene.
È ancora questa coscienza a chiedere ai media non un incentivo a schierarsi da una parte o dall’altra ma uno stimolo a pensare, valutare e decidere con lungimiranza e saggezza.
Un passo, questo, che chiede a tutti un supplemento di competenza, di sensibilità di capacità di lettura dei segni dei tempi.
Vale tutto ciò ancor più per chi opera nei campi della comunicazione: non si può rimanere al palo dell’autoreferenzialità mentre la vita, i problemi e la speranza sono altrove.
“Ribelli per amore” venivano chiamati coloro che nella Resistenza lottavano con la forza delle idee contro la violenza.
“Ribelli per amore” – la definizione non vuole essere forzata perché richiama anche sacrifici estremi – è oggi la scelta di quanti intendono rompere con “un nuovo pensiero” la crosta del conformismo e della mediocrità.
Un impegno di non poco conto ma é la gente a chiederlo.
Per rendersene conto basta stare sulle strade, nelle case, nei supermercati, negli ospedali, delle scuole, nei luoghi di lavoro e di incontro…
Qualcuno ha delle risposte.
Il Vangelo ha parole chiare, inequivocabili e di estrema attualità su conformismo e non conformismo.
Nella concretezza e alla loro luce, la Chiesa italiana sta indicando due percorsi che si pongono al servizio e nella prospettiva di “un pensiero nuovo”: l’impegno educativo con gli Orientamenti pastorali per il decennio in corso e l’impegno per la città con l’imminente Settimana Sociale dedicata alla speranza, al futuro, alle nuove generazioni.
C’è in questa tappa del cammino delle Chiesa italiana la volontà di “produrre un nuovo pensiero”, di “esprimere nuove energie”, di intraprendere un “discernimento” caratterizzato da “realismo”, di immaginare “soluzioni nuove”.
C’è, in questa scelta, un dono di fiducia, di progetto e di cultura.
Anche per i media – l’auspicio è non solo per alcuni – si presenta un’occasione per cercare nuove strade, nuovi linguaggi, nuove immagini per raccontare la realtà, per camminare con tanta gente che, non avendo mai smesso di pensare, sa distinguere la ricerca della verità e del bene comune dalla ricerca di qualcosa d’altro.
Paolo Bustaffa
(03 settembre 2010)