L’agenda del Paese (2)

SETTIMANA SOCIALE

Prosegue la rassegna del SIR tra i “contributi alla riflessione” con cui singole persone, realtà aggregative, accademiche, politiche e sociali (cfr SIR 67/2010) rispondono, in vista della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010), all’appello a un “cammino comune di discernimento” avviato più di un anno fa dal Comitato scientifico e organizzatore. Tutti i documenti sono pubblicati integralmente sul sito www.settimanesociali.it.

Recuperare democrazia e senso del lavoro. La comunità cristiana, sottolinea il Movimento lavoratori di Azione Cattolica (Mlac), ha un “compito di primaria importanza” nel “riaprire una prospettiva di crescita per il Paese” e riportare “al suo centro il lavoro”. Il Movimento riconosce che l’Italia “appare come bloccata, perennemente conflittuale”, e denuncia la “progressiva distorsione che ha subito la dialettica democratica negli ultimi due decenni”. Di fronte a questo scenario il Mlac ritiene necessario “il recupero, in senso pieno, di un modello non solo formale di democrazia”. Sul rapporto tra tutela dei diritti e occupazione, rileva poi il documento, “i riferimenti da non perdere” sono “il rispetto delle leggi che definiscono la cornice in cui vanno collocati gli accordi contrattuali” e “la valorizzazione del metodo contrattuale come strumento principe per definire, nella dialettica tra le parti, la forma concreta che il legame tra diritti e produttività deve assumere nelle singole situazioni”. Infine, prosegue il Mlac, sta cambiando il “significato sociale” del lavoro, che da “sinonimo di sicurezza economica, stabilità, realizzazione personale e veicolo di cittadinanza si è trasformato per molti in precariato, insicurezza e mobilità”. È dunque necessario “attivare processi di educazione al lavoro” per “formare persone responsabili e mature”.

Una nuova cultura per educare.
“La difficoltà a educare e a diventare ‘grandi’ nella società di oggi”, “la necessità di costruire un orizzonte di senso e di speranza”, “il bene comune come obiettivo del nostro impegno” sono invece i cardini del contributo dell’Associazione guide e scouts cattolici italiani (Agesci). In ambito educativo l’Agesci rileva la “difficoltà a far valere la verità, a riconoscerla nell’effimero che domina e a farla conoscere ai ragazzi”. In secondo luogo l’invito a “promuovere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza liberata dall’emergenza”, diffondendo “fiducia nella forza dell’educazione”. Gli scout cattolici chiedono “una nuova cultura della relazione contraddistinta da una positività pregiudiziale, aprioristica nei confronti dei giovani, perché si possa sempre e comunque riconoscere e investire il ‘capitale umano’ custodito in ciascuno”. “In virtù della ricchezza umana e del patrimonio pedagogico e metodologico di cui disponiamo” l’Agesci s’impegna a “dare fiducia a bambini, ragazzi e giovani”, poiché “educare un uomo implica lasciargli lo spazio d’imparare da solo”.

Comunità educanti.
Il Movimento adulti scout cattolici italiani (Masci) propone di seguire “itinerari di cambiamento” che passino attraverso “comunità educanti per adulti”. “La società – scrive il Masci – ha bisogno di adulti capaci di trasmettere, con la testimonianza, la faticosa ricerca quotidiana della verità, l’esercizio del discernimento, l’essere in grado di stare bene con se stessi, l’accettare i propri limiti e, per i credenti ma non solo, ricercare la relazione con il Dio di Gesù Cristo”. Il movimento invita a “recuperare la prospettiva dell’educazione degli adulti” affinché loro stessi siano “educatori efficaci dei giovani”. “L’emergenza educativa, infatti, non riguarda solo il mondo giovanile; non è possibile affrontarla in assenza di adulti maturi in grado di porsi come termine di confronto per le giovani generazioni, capaci di testimoniare e affermare l’impegno per un mondo migliore”. E, se da una parte “viviamo in una società ‘inconcludente’, incapace di far emergere elementi utili per lo sviluppo”, dall’altra emerge “tra gli adulti, talvolta in modo inconsapevole, la domanda di spazi di confronto e di esperienza”.

L’impegno per la polis.
Su “famiglia, impresa e territorio” si concentra la riflessione della Fondazione “Persona comunità democrazia”. Essi sono “i luoghi nei quali operare per uscire dalla crisi nell’ottica del bene comune”, nonché dove “meglio si possono esercitare i valori della solidarietà e della sussidiarietà” seguendo lo stile della “fraternità”. “Una politica fiscale per la famiglia – rileva la Fondazione – è l’impegno principale al quale dedicarci”. Poi “è indispensabile far vivere la cultura della fraternità” nell’impresa, “luogo dove si esercita il lavoro e la collaborazione produttiva”, e nel “territorio”. E se per l’Associazione “Agire politicamente” un futuro di speranza “non può prescindere da una presa di coscienza anche da parte cattolica delle collusioni e delle complicità che hanno alimentato e legittimato il sistema”, l’Associazione “Persone e reti” chiede fin dal titolo del suo contributo di passare “dall’irrilevanza alla presenza” con “una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica”.

(07 ottobre 2010)