E’ l’ateismo, non le religioni, il vero responsabile della guerra in Bosnia

Questo dicono in una intervista al Sir i vescovi croati, convenuti a Roma, per un incontro conGiovanni Paolo II che si terrà domani in Vaticano. “Non si tratta di una guerra di religione -ha spiegato il card. Vinko Puljic, presidente della Conferenza Episcopale di BosniaErzegovina -, ma di un’aggressione che proviene dall’Est. Se l’occidente non fosseintervenuto per arginare questa aggressione, noi oggi saremmo sotto il dominio orientale.Nonostante ciò, sono scomparse quattro diocesi delle Bosnia Erzegovina, uno statoindipendente e internazionalmente riconosciuto”.Gli ha fatto eco mons. Ratko Peric, vescovo di Mostar e amministratore apostolico delladiocesi di Trebinje, secondo il quale “questa non è una guerra religiosa, ma a-religiosa, fattacioè dagli atei”. A conferma delle difficoltà che la religione incontra nelle zone devastatedalla guerra, i dati sulla chiesa cattolica forniti da mons. Peric: “Franjo Komarica, vescovo diBanja Luka e simbolo della resistenza della popolazione cattolica e musulmana, è già daalcuni mesi chiuso nel palazzo vescovile. La polizia serba non gli garantisce alcunasicurezza e quindi non può visitare i pochissimi fedeli rimasti nella sua diocesi; del parroco diPijador e dei suoi genitori mancano notizie dal 19 settembre e Ciril Kos, vescovo di Djakovo,da quattro anni non riesce a comunicare con i suoi fedeli residenti nelle zone occupate”.