Consumismo e capitalismo le cause profonde dei problemi legati all’immigrazione

Consumismo e capitalismo le cause profonde dei problemi legati all’immigrazione e perrisolverli non bastano leggi, ma occorre cambiare modo di pensare: questo in sintesi ilpensiero di mons. Giovanni Cheli, Presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale deimigranti e degli itineranti, intervistato dal Sir in occasione della XIII riunione plenaria delConsiglio stesso. “La mentalità diffusa nei paesi occidentali verso lo straniero, l’emigrante, lozingaro, porta a ghettizzare queste categorie fino a giungere all’aggressione. In una società,come quella occidentale, nella quale prevale sempre il profitto – ha detto mons. Cheli -, sicercherà necessariamente di eliminare le persone emarginate, che diventano un disturbo eun peso per la società. Per risolvere il problema dell’immigrazione perciò occorre cambiarementalità. Per questo ci rivolgiamo soprattutto ai cristiani, che dovrebbero essere fedeli aldiscorso di Cristo sull’attenzione ai poveri, agli emarginati, agli ultimi. Ma ci rivolgiamo ancheai governi perché si lavori per un cambiamento delle attuali strutture socio-economico-politiche” senza il quale non si possono eliminare i problemi relativi all’immigrazione.Fondamentale, è recuperare il senso di una vera solidarietà internazionale che permetta aipaesi in via di sviluppo di “muoversi con le proprie gambe”: infatti, ha spiegato mons. Cheli,”per evitare che la gente abbandoni il proprio paese, bisogna far si che ci si possa vivere condignità. Tutti gli altri interventi non sono altro che palliativi. Servono quindi dei veriprogrammi di sviluppo, non ‘aiuti caritativi’ in medicinali e alimentari magari scaduti”.Secondo mons. Cheli, nel cambiamento di mentalità i mass media hanno un ruolo pressochédeterminante, e ad essi la riunione plenaria lancerà un appello.