“La ragazza resa madre con la violenza ha dato una testimonianza preziosa”

E’ questa l’opinione di Giulia Paola Di Nicola, docente di sociologia all’Università di Teramo,in relazione al caso, ripreso oggi dai media, della ragazza di Venezia che ha portato acompimento la gravidanza, frutto di una violenza carnale, ma che, almeno per il momento,non intende tenere il bambino. “Alcune ragazze – continua Di Nicola – non desiderano lamaternità o non sono nelle condizioni materiali per portarla avanti. Questa giovane, però, dalmomento che non ha scelto l’aborto, consentirà ad una delle tante famiglie che lo desideranodi adottare un bambino”. Molto probabilmente si è “privata” di un figlio che, in altrecondizioni, le avrebbe fatto piacere tenere.” “Questa situazione – secondo Di Nicola – non è’ideale’ ma ha comunque un valore esemplare. In questo caso, non si è risposto ad unaviolenza, quella carnale, con un’altra violenza, cioè l’aborto, ma, si è voluta riaffermare unacapacità forte di accettare la vita. Questa esperienza dovrà servire da esempio anche adaltre donne: piuttosto che ricorrere all’aborto o abbandonare i neonati per strada, come èaccaduto spesso in passato, ci sono altre possibilità, come il parto nell’anonimato’ e lasuccessiva adozione del bambino”. “L’esperienza di questa giovane – ha concluso Di Nicola -dovrebbe far riflettere coloro che si trovano nella stessa drammatica situazione”.