E’ quanto si domanda, in un comunicato reso noto oggi, l’Associazione Amici dei Bambini(Ai.Bi.), in relazione al caso della donna di Venezia che, dopo il parto, ha scelto di nonriconoscere il figlio, frutto di uno stupro. “Inorridiamo di fronte a tanti casi di neonatiabbandonati nei cassonetti, – si legge nel comunicato – ci battiamo perché sia dato ilnecessario risalto al fatto che la legge italiana garantisce il diritto di partorire negli ospedali inassoluta segretezza. Ma poi si lascia che una scelta coraggiosa, responsabile, certamentesofferta, si trasformi in un caso clamoroso, che alcuni quotidiani violino il dirittoall’anonimato, che l’opinione pubblica si spacchi a favore e contro una decisione che chiedee merita rispetto”. L’Ai.Bi. si domanda “che senso abbia tormentare questa giovane donnache per otto mesi ha portato in grembo un figlio della violenza, pur sentendosinell’impossibilità di progettare un futuro insieme a lui”.All’attrice Dalila Di Lazzaro che invitava ieri la donna a tenere il bambino per non doversoffrire poi di più gravi rimorsi, l’Ai.Bi risponde che qualsiasi donna nella situazione di questagiovane “dovrebbe essere aiutata a non sentirsi in colpa perché la sua scelta di tutelare ildiritto di quel bambino ad avere una famiglia è un atto d’amore: per ogni bambino in stato diadottabilità ci sono almeno 15 coppie felici di accoglierlo”.