La tv impegnata può competere con la “tv spazzatura”

E’ quanto emerge dall’analisi che Enzo Natta fa della trasmissione in cinque puntate”Credere, non credere”, condotta da Enzo Zavoli su Raiuno in prima serata.”Cinque puntate in prima serata. Una sfida alle leggi dell’audience e un atto di coraggio -afferma Natta -, perché parlare di ricerca di assoluto e di trascendente significa contrapporrevalori, idee, stimoli per la riflessione a programmi leggeri di puro intrattenimento”.Al contrario, afferma Natta, il programma di Zavoli è “un viaggio fra gli interrogativi dellacoscienza per affrontare la questione centrale del nostro essere e della nostra esistenza: chisiamo, da dove veniamo e dove andiamo. Il big bang, il bisogno di Dio, la sofferenza degliinnocenti, l’ingegneria genetica, i rapporti con la natura e il mistero dell’aldilà sono tuttedomande alle quali il programma di Sergio Zavoli cerca di dare una risposta: non un rapportosulla fede, né un trattato sulle religioni, ma un prodotto giornalistico che intende indagare suldestino dell’uomo alle soglie del terzo millennio”.