Ricerca sulla religiosità in Italia: “Una fede a singhiozzo”

Così Silvano Burgalassi, docente di sociologia della religione all’Università di Pisa definiscela religiosità degli italiani, concordando con il dato di fondo della ricerca realizzatadall’Università Cattolica su incarico della Cei. “E’ venuta meno – continua il sociologocommentando l’indagine edita da Mondadori ed in libreria lunedì prossimo – l’inquadraturatradizionale della fede, delle forme di credenza, del culto, delle verità etiche. Si èsconquassata la monolicità del modello: siamo di fronte ad aggregati di credenze, di riti, diculti, che vanno a diverse velocità. Oggi prevale il concetto in base al quale ognuno devecostruirsi una religiosità a sua misura: al criterio della fedeltà e della coerenza, è subentratoil criterio della convenienza. Siamo di fronte, insomma, ad una sorta di “protestantizzazione”della fede, ad un tipo diverso di religiosità, non più imposta, ma ricercata”. Riguardoall’apprezzamento di gran parte degli italiani per l’impegno della Chiesa sul versante dellacarità, Burgalassi lo definisce “un equivoco”: “molti vedono nell’intervento dei laici sulversante caritativo e del volontariato una forma moderna di religiosità. In realtà, è unsurrogato, è una conseguenza, più che un sostituto: l’impegno nel sociale è una caratteristicadel cristiano praticante e osservante, più che una nuova modalità di vivere la fede”. Perrispondere alle sfide poste alla fede dall’uomo di oggi, la Chiesa secondo il sociologo “nonpuò accontentarsi di un cristianesimo anagrafico, cominciando con l’accettare l’idea di unaChiesa piccola, non più universale: ma Chiesa di minoranza, che sarà sempre più diminoranza”.