Lorenzo Caselli, preside della Facoltà di economia e Commercio dell’Università di Genova,interviene nel dibattito sulla reintroduzione dei salari differenziati per regione. SecondoCaselli “la politica economica che da tempo caratterizza il nostro Paese manca di obbiettivi alungo termine e si esaurisce nel rituale della finanziaria. Occorre invece realizzare unapolitica economica di tipo strutturale, che agisca nel medio-lungo periodo. Solo a questecondizioni ci sarebbero le premesse per far convergere imprese, sindacato ed istituzioni eper procedere alla contrattazione. A queste condizioni, il sindacato potrebbe ammmetteredelle forme di flessibilità salariale, purché se ne possa verificare un ritorno in terminioccupazionali. Altrimenti gli automatismi a scatola chiusa non servono a nulla”.L’economista Alberto Quadrio Curzio, preside della Facoltà di Scienze Politichedell’Università Cattolica di Milano, interviene invece in merito alla mancanza di personalequalificato per le imprese. Sul mercato del lavoro, conferma Curzio “manca proprio la fasciaintermedia di tecnici e di personale in possesso di diploma di scuola media superiore. Certo,ci sono tanti laureati disoccupati, ma la maggioranza dei casi ha compiuto studi giuridico-umanistici”.