“La Chiesa ha il dovere di creare ‘comunione’ pensando ad una gamma larga, completa, dimezzi da utilizzare. In questo senso, la comunicazione tradizionale della Chiesa forse non èadeguata alle esigenze di oggi. Altri modi di comunicare vanno perciò assunti, in vista delcompito fondamentale che è l’annuncio del Vangelo, e tra questi anche lo strumentotelevisivo” – lo ha detto al convegno di Palermo mons. Germano Zaccheo, neo vescovo dicasale Monferrato e per quindici anni condirettore della Stampa Diocesana Novarese.Secondo Luigi Bardelli, presidente del Consorzio radio televisioni libere locali (Co.Ra.L.Lo),come confermano i dati di una recente ricerca Eurisko voluta dai paolini, “la tv ha prodottouna vera e propria ‘mutazione’ non solo di tipo culturale, ma nello stesso modo di recepire edeffettuare la comunicazione stessa. Questo specie da parte dei giovani e giovanissimi chepassano varie ore al giorno davanti alla tv. Perciò, dobbiamo fare seriamente i conti con latelevisione, specie in rapporto agli operatori televisivi cattolici, che hanno bisogno di essereformati. Infatti – ha aggiunto Bardelli – quanto a linguaggio televisivo, la Chiesa in Italia è inritardo: aver lasciato crescere un sistema che ha il guadagno come fine primario ha prodottoun esito disastroso.”