Aldo Giordano, direttore dell’Osservatorio giuridico-economico della Cei, interviene in meritoalla proposta relativa alle case da gioco che era stata inserita nella legge finanziaria 1996.”Si trattava – spiega Giordano – di un emendamento che mirava a procurare maggiori entrateper lo Stato. Ma già il codice penale di Rocco sanciva l’illiceità dell’apertura di tali case. C’èstata poi una sentenza della Corte Costituzionale del 1985 che ha dato mandato al Governodi riesaminare l’intera materia”.Sotto il profilo morale, ha aggiunto Giordano “questa scelta non è sembrata affatto felice.Infatti, è constatazione comune che, in tutto il mondo, nei Paesi in cui sono state istituite, lecase da gioco hanno rappresentato un punto di debolezza della società civile. Questo tipo distrutture infatti rende più facile il riciclaggio del denaro sporco; inoltre, l’usura trova unterreno favorevole nei giocatori che perdono; insomma, i casinò sono facile punto di incontroper i delinquenti che non esitano ad approfittare di quanti sperano di risolvere, in un colposolo, i tanti problemi della vita. Dunque, questa proposta di legge non può essere spiegata senon in considerazione dell’attuale momento pre-elettorale, in cui i parlamentari di quasi tuttigruppi sono alla ricerca di consenso su base locale”.