E’ la domanda che pone la nota settimanale del Sir all’indomani dei funerali del primoministro israeliano Rabin. La nota invita a riflettere sulla storia personale dell’assassino, ilgiovane Ygal Amir: “La sua, e quelle dopo di lui, in quella regione ma anche in diverse altreregioni del mondo, non sono forse generazioni nate e cresciute in uno stato di perenneemergenza? Non sono forse generazioni per cui il richiamo forte e semplificato alla propriaidentità di popolo, di religione, rappresenta l’unica risposta possibile?”. E afferma:”L’interrogativo non è retorico e dai Paesi più direttamente segnati dalla guerra si puòrilanciare anche nei Paesi occidentali, nelle democrazie occidentali avanzate, che hannoassistito per lunghi anni, impotenti, alla vicenda della ex Jugoslavia”.”L’assenza di speranza e di fiducia – prosegue ancora la nota – ha armato la manodell’assassino di Rabin. Ecco perché è necessario andare avanti”. La nota richiamal’insegnamento del Papa: “Non dobbiamo avere timore del futuro. Non dobbiamo averepaura dell’uomo”, e si augura che “dalla grande mobilitazione di tutto il mondo di fronteall’assassinio del premier israeliano possa uscire quell’orizzonte di speranza e di fiducia cheoggi sembra così lontano, ma che è un’esigenza insopprimibile degli uomini e dei popoli”.