Lo afferma Andrea Piersanti, presidente dell’Ente dello Spettacolo (Eds), in relazioneall’iniziativa del Governo di obbligare la Telecom a consentire l’accesso alle linee ‘hard’ soloa chi ne faccia esplicita richiesta. “Sinora, il legislatore non ha avuto conoscenza, nécoscienza o esperienza delle potenzialità di questi mezzi. E’ ora, invece, che il Parlamentopromuova una commissione mista di deputati ed esponenti dell’editoria elettronica perstabilire norme certe. I rischi connessi alle ‘chat line’ – come pornografia e sfruttamento dellaprostituzione – cominciano ad annidarsi anche dietro altri strumenti, come Internet. In Italia,siamo ancora in una fase pioneristica. Per questo, il legislatore potrebbe muoversi in anticipocon due obiettivi: l’uno censorio, per colmare la mancanza di regole, l’altro propositivo.”Secondo Piersanti, il fatto che queste linee telefoniche siano pubblicizzate anche all’internodi programmi per ragazzi, “è la conferma dell”aria di pazzia’ che si respira nelle tv italiane.Pur di avere il danaro delle inserzioni, non si bada a nulla, ignorando i doveri fondamentaliche riguardano ogni mezzo televisivo”. Per risolvere il problema, Piersanti propone di”verificare la potenza in byte del fornitore di informazioni; le linee saranno così adisposizione solo di chi abbia una grossa mole di informazioni nella memoria del computer.Questo provvedimento, pur non risolvendo completamente il problema, eliminerebbecomunque dal campo tanti improvvisati imprenditori.”