Don Coda: “Nella Chiesa italiana il Concilio Vaticano II è ancora incompiuto”

L’8 dicembre ricorrono i trent’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. In vista di taleanniversario il teologo don Piero Coda, uno dei relatori al recente convegno ecclesialenazionale di Palermo, in un’intervista al Sir. In essa don Coda rileva che nella Chiesa italianagli insegnamenti del Concilio Vaticano II “sono penetrati ampiamente nella fascia dei cattolicipiù impegnati”. Tuttavia, “la recezione del Concilio mostra ancora due grandi limiti”: ladifficoltà a “innervare” la vita personale e comunitaria” con lo spirito del “rinnovamentoconciliare” e “la difficoltà a tradurre il Concilio in una vita ecclesiale capace di incidere nellastoria”.Per cercare di realizzare meglio il Concilio Vaticano II, secondo il teologo, la Chiesa italianainnanzitutto dovrebbe promuovere sempre più “gli organismi di partecipazione e dicorresponsabilità del laicato”. In secondo luogo, dovrebbe preparare un “progetto culturale”che abbia un orizzonte “universalistico”, secondo i dettami conciliari. Vale a dire un orizzonteche faccia riferimento “all’intera famiglia umana”, senza chiusure né particolarismi. “Unanuova figura di uomo è in gestazione”, afferma Coda, “è un uomo-mondo” che la Chiesaitaliana deve saper accogliere guidata dai documenti del Concilio.