La legislazione italiana per i disabili è avanzata ma spesso non viene applicata

Lo ha sostenuto la prof. Maria Rita Saulle dell’Università la Sapienza di Roma, durante ilconvegno sul “Recepimento delle norme delle Nazioni Unite sui disabili nell’ordinamentoitaliano” tenutosi oggi a Roma. “Le norme standard, che sono state adottate nell’ambito delleNazioni Unite con risoluzione dell’Assemblea Generale del 1993 – ha detto la prof. Saulle -rappresentano l’ultimo documento a carattere normativo nel settore dei disabili. Non hannocarattere obbligatorio, ma prevedono un sistema di monitoraggio per cui gli Stati devonorendere conto alle Nazioni Unite della loro applicazione”. Queste norme riguardano tutta lavita di un disabile, dall’integrazione sociale pura e semplice, all’integrazione scolastica,lavorativa e al tempo libero. “La loro particolarità – ha aggiunto la prof. Saulle – sta nell’ampiomargine di discrezionalità lasciato agli Stati. Per quanto riguarda l’Italia, le norme internesono, in alcuni casi, più avanzate rispetto alle norme standard. Spesso però non vengonoapplicate o vengono applicate in parte. Il bambino disabile, ad esempio, ha sicuramentediritto all’istruzione, ma la mancanza di una serie di interventi sussidiari, comel’accompagnamento a scuola quando i genitori lavorano, limitano di fatto il suo dirittoall’istruzione. Se le misure di accompagnamento non esistono o se le Regioni, le Province, iComuni non fanno la loro parte, questo diritto resta un fatto puramente teorico”.