osnia: occorre chiamare gli aggressori con il loro nome.

“Senza il coraggio della verita l’aggressore non viene mai identificato e cosi gli assassini hanno il lasciapassare”: cosi, citando Bernanos, Giuseppe Cacciami – direttore del settimane diocesano “L’Azione” di Novara – commenta nel prossimo editoriale l’empasse europEa di fronte alla crisi bosniaca. Richiamandosi alle parole del Papa circa il dovere dei popoli di uscire dall’indifferenza colpevole con un gesto collettivo di “ingerenza umanitaria”, Cacciami afferma: “Perche non avere, almeno oggi, il coraggio di dire quello che soltanto pochi (ed in Italia meno che altrove) osano dichiarare a voce libera? E cioe che si possono certamente individuare responsabilita, atrocita, colpe e pagine nere su tutti e due i fronti di questa guerra feroce, ma la radice del dramma, quella ideologica e quella strategica, quella culturale e quella politica e la, a Belgrado, nella lucida pianificazione totalitaria della ‘grande Serbia’ da costruire, con scientifica pulizia etnica, sull’annientamento totale di ogni ‘diversita’”.Di qui l’invito affinche “i popoli d’Europa, i movimenti di opinione, i pacifisti di ogni colore, gli intellettuali di ogni bandiera e tutti coloro che hanno strumenti e potere, presentino con forza, solidali e compatti, il conto a chi va presentato: e cioe a Belgrado, all’ultima fortezza del totalitarismo rosso in pieno esercizio” senza nascondersi dietro “silenzi diplomatici e addirittura tortuose interpretazioni anche di un certo pacifismo ora ibernato”.