Aprendo i lavori del Congresso mondiale dell’Unione cattolica internazionale della stampa, oggi a Graz in Austria, il card. Carlo Maria Martini ha parlato della violenza nei media. “Si potrebbe dire – ha detto il cardinale – che a partire dalla Guerra del Golfo le cose sono cambiate, almeno nel mio Paese. Non solo per il fatto che i media hanno dato e danno pi spazio alla violenza, ma sono diventati essi stessi, in un certo senso, violenti”.Infatti, ha proseguito il cardinale, “i media non registrano solamente la violenza, come sarebbe normale, ma sono essi stessi contaminati dalla violenza. La violenza si introdotta nel dinamismo dei media”. C’ chi pensa di essere obiettivo, ha spiegato Martini, “perch mostra in primo piano il sangue versato, i cadaveri appena uccisi. Pensa che questo possa suscitare l’orrore e la deplorazione della violenza. In realt… favorisce solo l’assuefazione del pubblico”. Come reagire a questa situazione? Il cardinale ha riproposto ai giornalisti cattolici la parabola del seminatore: “Il seminatore sicuro che il grano che semina buono, malgrado tutto. Il seminatore sa che il buon grano della pace migliore di tutti i semi dell’odio e della violenza”. Perci il giornalista, come il seminatore, “non ha paura di parlare delle molteplici manifestazioni di violenza che ci sono nel mondo ma cerca di chiarirne le cause, mostrarne le radici nel presente e nel passato, studia i rimedi possibili, aiuta gli uomini di pace e di buona volont… a non scoraggarsi nei loro sforzi”.