Lucienne Sallé critica l’esito della conferenza di Pechino

“Con la sua presenza, i suoi interventi, le riserve espresse, la delegazione della Santa Sedenon ha mai perso di vista il bene delle donne nel loro ambiente di vita. Perciò si è opposta allafilosofia laicista e liberale cui si ispira la Piattaforma d’azione”, spiega Lucienne Sallé,membro della delegazione vaticana alla Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, in unintervento che viene pubblicato sul prossimo numero del Sir.”Sorprendendo tutti coloro che rammentavano un passato, ormai lontano, quando eranoproprio le nazioni cristiane ad assicurare la difesa dei valori della famiglia e della dignità dellapersona umana, – prosegue la Sallé – le delegazioni dei Paesi occidentali si sono schieratecon coloro che considerano la religione come un’alienazione della libertà e un ostacolo allapromozione della donna. Per di più, a Pechino è stata fatta coincidere la religione conl’integralismo. L’unica nuova ‘religione’ accettabile risulterebbe allora solo quella dei ‘dirittiumani'”. Ma, secondo la Piattaforma d’azione approvata dalla Conferenza, fa notare ancora laSallé, “i diritti umani diventano ‘garanzia della libertà di comportamento degli individui’ e nonpiù solo garanzia dei diritti individuali”. E’ stata inoltre introdotta “la nozione di ‘diritti sessuali’,senza che questa espressione venisse meglio definita”.