“L’immissione continua di personale extra-comunitario con una cultura, un lessico, abitudinispesso lontanissime da quelle delle famiglie italiane non fa altro che ritardare l’elevazioneprofessionale delle collaboratrici domestiche, accentuandone la precarietà”: è il parere di RitaDe Blasis, presidente nazionale dell’Api-Colf, l’associazione professionale di ispirazionecristiana delle collaboratrici familiari, cui aderiscono oltre 10 mila colf, di cui la metà straniere.”La nostra proposta al ministero del lavoro è di studiare forme di mini-corsi obbligatori diformazione per l’economia domestica, per il lessico professionale italiano e la conoscenza dielementi di cultura civica e legislazione, da aprire alle straniere che desiderano ottenere ilregolare permesso”. Secondo la De Blasis ciò permetterebbe di evitare i continui spostamentiche il settore delle colf evidenzia (stimato in almeno un milione di persone, di cui il 70 percento straniere), dando stabilità e qualificazione alle lavoratrici che oggi sono sottoposte alrischio del lavoro “nero”. L’Api-Colf gestisce a livello nazionale una quarantina di corsi dilavoro domestico, convenzionati con le regioni. L’ente preposto si chiama “Casa Serena” esono già migliaia le colf professionali di ogni parte d’Italia che vi hanno ottenuto i regolaridiplomi.