i 297 sacerdoti uccisi per rappresaglia durante la resistenza sono stati ricordati oggi a Romadurante il Convegno dell’Istituto Sturzo su Cattolici, Chiesa e Resistenza, apertosi ieri con lapresenza del capo dello Stato. Ma gli episodi in cui anche laici, uomini e donne persero lavita per opere di carità sono moltissimi ed ancora tutti i documenti non sono stati venuti allaluce. Nelle relazioni che questa mattina hanno svolto gli storici Bruna Bocchini Camaioni,Maurilio Guasco, Giorgio Vecchio, è stato messo in evidenza che, al di là delle dichiarazioniufficiali della gerarchia, che erano per forza di cose reticenti o ambigue, durante il passaggiodella guerra nel Paese tutti i sacerdoti e i vescovi rimasero al loro posto e nello sfaldamentodello Stato assunsero anche compiti di supplenza. Ma negli immensi bisogni della genteemersero i gesti fondamentali del cristiano, che, pur rischiando la morte, offriva rifugio,assistenza, cure a chiunque si presentasse, dell’una o dell’altra parte. Commoventel’episodio della settantaduenne Anita Santamarroni che, prima di essere fucilata dai tedeschidichiara: “Non li ho aiutati perchè erano inglesi, ma perchè sono cristiana”. Mai gli italianidurante la tragedia scoppiata dopo l’8 settembre si erano sentiti così uniti… a nessuno vennerifiutato un pane o una benda. Gli storici hanno sottolineato come, al di là degli schieramentifossero i motivi religiosi l’unico fondamento di quella solidarietà umana.Il convegno si conclude domani con relazioni sulla preparazione politica del mondo cattolicodurante la r