“Contro il pregiudizio che ‘Cristo si è fermato a Eboli’ ci sono innumerevoli testimonianzemonumentali, documentarie e letterarie che dimostrano che il cristianesimo non solo èarrivato al Sud, ma vi si è profondamente radicato. Non si sarà, per caso, fermata la teologiache pur aveva registrato una storia ricchissima che ha influenzato la cultura occidentale?Forse è più probabile che la teologia nel sud e del sud si sia frammentata e che, soprattutto,non abbia funzionato quella necessaria sinergia tra pastori e teologi”. Il card. MicheleGiordano, Arcivescovo di Napoli, ha inaugurato oggi il convegno promosso dalla PontificiaFacoltà Teologica dell’Italia Meridionale e dai vescovi di Campania, Basilicata, Puglie eCalabria, su “Teologia e Chiesa nel sud d’Italia”. Occorre scongiurare il pericolo, ha conclusoil card. Giordano, che “la nuova evangelizzazione diventi uno slogan vuoto, di facciata. Ivescovi chiedono la collaborazione della teologia, che a volte ha snobbato la pastorale, per ilrinnovamento della pastorale profetica, liturgica e diaconale”. Don Bruno Forte, preside dellaFacoltà, ha ripercorso le tappe fondamentali della teologia meridionale ricordando Paolino diNola, Gioacchino da Fiore, San Tommaso, S. Alfonso Maria de Liguori. “Con l’assunzioneconsapevole di questa eredità, la teologia si fa coscienza critica della fede ecclesiale.Recepisce la vita dell’oggi con le sue aperture e le sue resistenze per verificarla alla lucedell’avvento di Dio e stimolarla in vista del compimento della promessa. Tutto questo ilteologo non deve operarlo nella solitudine, ma nella consolazione dello Spirito e dellaComunità”.