Intervenendo stamane a Roma al XIV corso di aggiornamento per i missionari sul linguaggioper la nuova evangelizzazione, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casapontificia, ha ribadito la necessità di semplificare il linguaggio della fede “costruendo deiponti tra il comunicatore e l’interlocutore”: Ad avviso del religioso, “nella comunicazioneoccorre affrontare i temi esistenziali della vita dell’uomo, affiancare al termine difficile o alconcetto un immagine o un simbolo ed infine è fondamentale far parlare la propriaesperienza di fede”. E’ importante, ha aggiunto “non rimanere schiavi della scolastica, delconcettualismo teologico”. Le nuove tecnologie della comunicazione vanno usate peravvicinare le persone, ha precisato padre Cantalamessa, a patto che “riescano poi a sfociarein una proclamazione esplicita della fede”. Anche secondo padre Pasquale Borgomeo,direttore generale della Radio Vaticana, “bisogna evitare sia la diffidenza, sia l’eccessivafiducia nei confronti dei nuovi strumenti, dei quali tuttavia ci dobbiamo servire per “aprire lastrada al silenzio, all’ascolto e all’accoglienza della Parola di Dio che è personalissima”. Lacomunicazione è “una cultura e un modo di pensare” ha detto inoltre Silvio Sassi, direttoredello Studio Paolino Internazionale della Comunicazione Sociale, e “l’evangelizzazioneequivale ad una sinfonia di linguaggi”.