“C’èbisogno – ha detto mons. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo, nel corso della visitaalla comunità terapeutica di Bagheria – non del pensiero debole di certe culture rinunciatarie eaccomodanti, che non chiamano più male il male solo perché diffuso e generalizzato, ma diconvinzioni forti che hanno nella fede una fonte sicura di ispirazione, di stimoli e di impegni perdifendere, promuovere e servire la vita dovunque, comunque e in chiunque è compromessa.Questo – secondo mons. De Giorgi – è anche l’impegno ed il dovere primario del legislatore edegli amministratori se intendono veramente aiutare i giovani a recuperare il senso ed il gustodella vita. La legge ha una funzione prevalentemente educativa: deve essere perciòmoralmente fondata”.”Soprattutto da parte dei giovani – ha aggiunto l’Arcivescovo – non va dimenticato che si tendea passare facilmente dal lecito legale al lecito morale. D’altra parte, il passaggio dalle drogheleggere a quelle pesanti, come l’esperienza dimostra, è facile e quasi consequenziale, condanni irreparabili: non solo non si aiutano i giovani ad uscire dal tunnel della droga ma quasi lisi invita ad entrarvi con la più pericolosa delle illusioni”.